la poesia di Margherita

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L’ho trovata in un libro di Eugenio Borgna, “La follia che è anche in noi”.

E’ la poesia di una giovane donna, Margherita, morta poi suicida. Una paziente dalla profonda sensibilità e dalla vita interiore estremamente ricca. Sono parole ferite da angoscia e dolore, un infinito dolore cui va riservato un ascolto gentile.

E’ nell’umanità che serpeggia il dolore, dentro di noi, non ci è estraneo come non ci è estranea la follia anche in forme meno consapevoli delicate e colte.

Si tocca il fondo
quando si diventa indifferenti
anche al proprio dolore.
Quando ci si aggrappa alla morte
per ricevere un po’ d’affetto
postumo.
Quando non si ha più niente da ascoltare,
più niente da dire, più niente da vedere.
Quando una bocca parla
e non se ne sentono i suoni
Quando l’indifferenza
ti strappa alla vita
negli acquitrini del nulla.
Quando il disgusto è tanto forte
che non dà spiegazioni.
Quando il dolore tace sommesso
e annientato dal suo stesso silenzio
diventa come pietà.
Quando hai le braccia distese
e non sai che fartene.
Quando le lacrime si sono rapprese negli occhi.
Quando quell’urlo di disperazione
è diventato afono
e tu gridi, gridi,
ma non ti sentono.
Ma continui a sprecare la tua lealtà
e aspetti nel tempo
con umiltà.
Margherita