dimenticare

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Gilbert Garcin – L’Attraction du Vide  (2001)

Non so dove s’è nascosto quel dolore,

tra le ombre di un mattino

in passi che si allontanano

in occhi che non vedono

tra silenzi che escludono

Bisogna sollevarsi tante volte per vivere

bisogna morire tante volte per vivere

Non è una, la morte

è un pezzettino al giorno

ogni giorni perdi qualcosa, qualcuno.

Lo rammenta la notte

affonda tutto nel buio

nulla resiste al sonno.

I bambini lo sanno,

non vogliono addormentarsi

hanno paura di perdere chi amano

hanno paura di perdersi

sanno che è reale

prima di tutti sanno che è un allenamento.

Vivere

un abbandono continuo

perdita su perdita

eslusione dopo esclusione

mentre ti sorridono amabilmente.

Il cuore galoppa inquieto

è l’unico indizio

Perdere un dolore

suturare una ferita come un’antica sarta

trovare una scusa

cercare le chiavi

Assenti in un’atmosfera prestabilita

quasi fosse un ruolo che altri assegnano.

Estranea

o fingi o sei estranea

ma se fingi sei davvero estranea

a te.

Distogliere gli occhi

posare il filo per imbastire

smettere di domandarsi

chiudere la scatola dei preziosi bottoni

Non si hanno mai le carte in regola

se il tuo sguardo non sprofonda in un mare accogliente

Dimenticare è una difesa

pavida rassegnata ma necessaria

come lasciare

ai tremiti del superfluo ai balzi dell’orrendo

alle superfici dell’inutile parziale immobile eterno

a sassi di fiume immobili levigati e sapienti

sotto l’acqua che come un arpeggio scorre

tiziana Campodoni

 

 

 

 

 

 

 

 

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