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Non era giornata. No, ma voi lo sapete quanto sia sovrumano sopportarvi? Con le vostre stramaledette certezze, con le vostre borse firmate, con la vostra ridicola arroganza piena di ignoranza e presunzione, con la vostra affilata carineria, con la vostra penosa psicologia da rivista femminile, con le vostre frasi sibilate ad ogni passaggio, con le vostre mani sul culo un autobus su tre, con la vostra perversa ipocrisia, con la vostra sublime immarcescibile capacità di nuocere? Ci vuol talento, eh. Una vita spesa a darsi ragione. Dovreste essere morti di noia da anni.

Era una giornata così, di quelle che non auguri a un cane, di quelle che solamente rovesciare i tavoli , forse, avrebbe potuto acquietare. Quelle giornate dove i “no” le affioravano d’impulso come una sorgente d’alta montagna. Una di quelle giornate in cui nulla andava per il verso giusto. Una di quelle giornate come quella a Firenze.

Duomo. Gonna larga colorata lunga, praticamente raccattasputi e camicino appena smanicato. Capelli bagnati sotto una fontana. Quaranta gradi all’ombra. Sbucato dai pressi dell’altare, un signore correva anche lui con la gonna lunga che svolazzava come la sua e faceva strani ampi agitati gesti. Il segno della croce, appena al suo cospetto. Non è il caso, aveva pensato lei. Sussurrava senza guardarla negli occhi, unto, forse distonico, dall’odore rancido, si rigirava le mani una con l’altra come Uriah Heep… Non era partito bene. Bisognava dirlo. E bisognava affittare una mantellina passata su mille schiene internazionalmente sudaticce da porsi devotamente sulle spalle e lasciare la carta d’identità all’apposito banchetto riscossione. Era quindi l’ascella il problema. A volte uno crede chissacchè… Il ruscello d’alta montagna non lo fermi in queste giornate qui. Per lei come andare a nozze. “Va bene se mi tolgo la gonna e la metto sulle spalle?” Mentre se la slacciava… Nessuna precauzione sul volume. No, l’ascella sarebbe stata più che ampiamente ricoperta! Non c’era alcun dubbio. Per la contrizione e il capo chino non si poteva invece garantire proprio nulla. Ecco ci sono giornate in cui preferiva chiunque vomitasse dolore, chiunque graffiasse muri di difficoltà e di indicibile, chiunque urlasse angoscia e rabbia e sofferenza lasciando impronte frantumate di tormento, ma vero, su ogni selciato, qualcuno il cui percorso deviasse dall’idiozia e dalla mediocrità, qualcuno capace d’ira di fronte a ogni mercante, qualcuno che gridasse all’ingiustizia alla disumanità o al vento alla morte alle arcate della notte. E sapesse sussurrare a squarciagola parole d’amore.

tiziana Campodoni

 

p.s. ha dimenticato di dire che c’erano uomini in canottiera e bermuda …

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