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Un silenzio sospeso gonfio di non argomenti, un silenzio duro di frasi morte sul nascere, un silenzio pesante che non sapeva più dove spostare e più lo spostava più era stanca. Aveva un bel dire quello che sa tutto e sta in ogni anfratto di grigiore e mediocrità “si può dialogare con chiunque”… E fallo te! Ci si può svenare a parlare con chi non ha orecchi. Era preoccupata per i pensieri. Ogni tanto dava ai suoi delle parole su cui viaggiare come su un trenino, ma dopo poche fermate non li riconosceva più tanto si erano trasformati. Come mandare in giro un figlio sano, ricciuto, vivace e vederlo tornare smagrito, pallido, spento, ridotto a un manichino privo di vita. I pensieri vanno, non si sa dove vadano, a volte ne fanno germogliare altri, con quelli lei stava bene come stava bene con quelli che lasciavano sempre uno spazio libero perchè la lasciavano respirare. Erano tanto preziosi quanto rari. Era selvatica anche coi pensieri. Ci sono silenzi pieni di non pensieri e ci sono parole pietre, sferole sorde polverose e ignote che devono riempire ogni spazio per paura che qualche germoglio di pensiero o di vita le aggredisca… così il vuoto diventa pieno stipato di vuoto, un vuoto pneumatico decorato con vocaboli di plastica, frasi fatte, allegrie minuziosamente studiate, finzioni mille volte collaudate… Aridi deserti soffocanti e respingenti.  Guardava in quelle stanze un silenzio triste, un tacere che non ascolta e gesti che dichiaravano l’assenza totale d’interesse. Saperlo leggere era atroce. Quello era il silenzio in cui lei rimbalzava senza lasciare traccia. Non sapeva se aveva più  voglia di rovesciare i tavoli o di piangere.

tiziana Campodoni

 

©Felix Thiollier 1899

 

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