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                                Eugéne Aiget photograper

 

come ci fosse una luce abbacinante

sorriso smagliante

spontaneità studiata allo specchio

gesticolare incessante

ingressi da diva

voce due ottave sopra

attinenza al clima emotivo presente, nessuna.

Ieri ho raccolto le tue lacrime

oggi entusiasta, di che?  e mi tocca subire la messa in scena.

Non sopporto i solari, i sempre felici, gli euforici

portano in giro la loro finta gioia

come un orpello da mostrare

come un gioiello da invidiare

come un’arma da usare

la sbattono contro infelicità che affiorano lievi pudiche

che si muovono ad un ritmo lento e misterioso

ed esse non possono più sostare sui bordi della Luna

devono alzarsi frenetiche e ridere danzare ed essere grate

a garantire loro d’esser capaci di renderle allegre

a rassicurarli d’esser davvero felici seducenti esaltanti.

In loop. Quando e con chi ha funzionato questo loop?

A coprire un errore, a sbiadire uno sbaglio,

a eludere un problema, un difetto, a escludere un io minore.

Alla svelta, velocemente. E si guardano da fuori.

Ha funzionato allora, deve funzionare sempre.

Empatia assente.

Persuasi d’esser determinanti

convinti di stabilire l’atmosfera

attaccano

la impongono all’infinito

sempre in prevedibile posa per uno scatto imprevisto

sei una nemica se non scatti quella foto

sei aliena se la tua pellicola non s’impressiona

sei cattiva se la tua anima non li lascia entrare.

In un loop di io io io e poi ancora io

struttura ad anello che producono e riproducono

sei un nemico se con te non funziona

sei un orso se sei fedele al tuo cuore

sei strana se non aderisci

ridono sulla morte ballano sul dolore

e hanno ancora quella foto dove non guardavano

Troppo noiosi per sopravvivere a se stessi

troppo espansivi per aver conservato qualcosa dentro

troppo pieni di sè per conoscere l’attesa il dubbio l’amore.

Bancarelle di mercanzia che puoi solo acquistare

post-it di frasi fatte, banalità fritte e frutta candita

sempre fuori tempo, imitativi, stonati, stucchevoli e giudicanti

Come oggetti si guardano da fuori

come vampiri succhiano linfa e vita altrui

invadenti sempre

rapaci del tuo tempo

mai un passo indietro

mai una frase in sordina

mai in punta di piedi

mai con rispetto

mai veri

pietre focaie di altre tristezze.

 

tiziana Campodoni

Rich #Docherty photographer , Low Five NYC #streetphography

 

 

 

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