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Una frase continua a circolarmi tra i pensieri

a molti di loro potrebbe efficacemente aggrapparsi.

Alcuni le vanno incontro,

altri si fanno rincorrere,

altri ancora la guardano sospettando qualcosa

non è una vera e propria consapevolezza.

Un gomitolo di parole inermi, insospettabili

un lampo e il corpo si allerta mi allarma

Una stanza si spalanca

la mente sale curiosa sulla fune del lascia che accada

cosa fai? dove vai? fermati, si va a soffrire

Resto immobile, è tiranna non la fermi

sangue pelle e vertigini la seguono

Una penombra fredda, gelida

mi affaccio, un affresco alle pareti

un af-fresco, un pozzo una stele una donna

un peplo porpora di lì-no

Si af-faccia.

Tanto freddo

entro, mi tolgo la maglia

(ecco, solita testa di cazzo…)

Lì-no :”Non deve suonare canzonette, si rovina l’orecchio.”

Uno sbalzo di decenni mi lascia senza fiato e senza difese

Non ci arrivo all’ottava, la voce di una bambina.

Rabbia mi assale il viso.

Un gesto incantevole e un suono di cetra

un pizzico, un grappolo, un arpeggio

lacrime di gratitudine spengono le fiamme sulle guance,

conosco quella faccia

e quelle dita ancora minuscole

C’è-tra la stele e il Pozzo-li *

una rabbia porpora che si dissolve

mentre leggo la mia frase in tre registri

incisa su grano-di-or ite e aren’aria

suonata a or-ecc(hi)o.

 

tiziana Campodoni

*Pozzoli : esercizi e studi per pianoforte

12.6.17 Aggiornamento del sogno : potevate essere più “Clementi” 🙂 🙂

 

 

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