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Morris Engel, 1937

No, mi domandavo che cazzarola può rispondere agli inquirenti il ragazzo a braccia spalancate sulla piazza a Torino. “Sono un imbecille che non sa distinguere una bravata da un’azione pericolosissima?” Può dirlo, ma noi lo sapevamo già.

Cosa può raccontarci una piazza inspiegabilmente eccitata davanti a un megaschermo mentre guarda omini in mutande che rincorrono una palla? Mal riposte emozioni? Sovraeccitate emozioni in assenza di reali emozioni? Picchi di eccitazione su un deserto privo di entusiasmo e passione? Può farlo, ma anche questo sapevamo già…Peccato che nessuno se lo domandi (da decenni) con una manciata di giustizio.

Che il  consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno, da anni,  assai preoccupante? Che moltissimi giovani, sopra e sotto i 18 anni, bevono ricercando l’ubriacatura fino all’intossicazione per “socializzare” per “divertirsi” per “sentire quel che altrimenti non sentono” ? Che alcol e sostanze stupefacenti sono usate come antidepressivi e servono per anestetizzare un malessere in cui non ci si raccapezza, per fuggire una realtà che non si può tollerare, per sentirsi dèi mentre ci si sente piccoli, inutili e impotenti ? Anche questo lo sapevamo già.

Che il livello di allarme terrorismo s’è alzato, sì certo, e come mai è così facile gettare nel panico 1500 persone in preda a un’isteria collettiva? Questo qualcuno se l’è domandato? Che il clima di paura scorra elettrico sotto l’apparente indifferenza o inconsapevolezza è un dato di fatto terrificante, ma lo è anche che noi lo alimentiamo usando la paura per sparare nefandezze e per portare acque torbide a mulini rabbiosi, ciechi, ottusi e violenti?

Quali sono le domande che noi non dovremmo rivolgere a noi stessi? 

E’ il livello di giudizio, di fermezza, di sensatezza che va elevato. E’ il livello di stupidità, irresponsabilità e vacuità che va abbassato… Ma certo ci vogliono persone perbene, persone sensate, intellettualmente oneste, giuste, pensanti,  disinteressate e che abbiano a cuore il bene delle persone.  Ne abbiamo? E’ ora di procurarcele.

Non riesco a togliermi dalla mente quell’onda umana in preda al panico che calpesta senza riguardo altri umani terrorizzati, che si lacera con cocci di vetro acuminati come coltelli, che corre su corpi indifesi mentre il megaschermo svuotato di speranze e proiezioni racconta un’altra storia: improvvisamente rivela la sua pochezza, la sua irrealtà, il suo rivolgersi a nessuno o a identità emotivamente fragili come l’universo degli ologrammi.

tiziana Campodoni

Festival Internazionale Teatro a Corte 2010 Torino e Dimore Sabaude luglio 2010

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