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Ci sono parole che improvvisamente fioriscono da più bocche e contemporaneamente una durezza nuova tra loro si dà mano, si solidifica, si allea…

Si sono parlate quelle parole e istintivamente si sono trovate sul più basso dei ranghi. All’istante la banalizzazione fa la sua teatrale comparsa

Gli sguardi s’intrecciano, ammiccano, i silenzi si fanno insofferenti, l’alleanza sul peggio converge…  come in un qualsiasi becero gruppo bullista.

Quel che hai detto, fatto non conta più: ora loro contano, ora loro prendono il sopravvento, si nutrono come fiere del tuo lavoro, se ne impossessano però lo svalutano … Son parole che devono sempre apparire più grandi. Se non ci riescono da sole, fanno gruppo … l’unione fa la forza.

Il nemico sembra essere l’opinione diversa, il nemico è la parola diversa, è un lavoro fatto bene fotografato ma negato, riprodotto per essere fatto a pezzi, è una gran voglia di farti lo scalpo nascosta dietro lusinghe, falsi sorrisi che quando non funzionano, quando non ti adegui, non sei in vendita mostra la sua ferocia.

Sembra tutto normale, deve essere normale così… sei tu che esageri. Non riconoscono il limite della realtà lo scavalcano, creandone un altro che le garantisca. Manco sfiora quelle parole che sai vedere, sai ascoltare, sai intendere… E’ che non hai ruoli da difendere ne’ vigne da salvare, e nemmanco le salveresti, come hai fatto. Perchè non sono i ruoli che devono essere difesi. Su ogni ruolo è crocifisso un valore, qualcosa di vitale, limpido, autentico, mobile qualcosa di libero e pensante.

Il ventre caldo e la mente agile hanno un prezzo. Se non paghi il tuo lo pagheranno i figli. Così un’enorme insormontabile complicazione nasconde una scarna misera linearità interessata che impedisce la possibilità di intervento, soluzione, cambiamento… le pulsanti parole nuove.

Il nemico sei tu perchè non ascolti i bla bla… le vedi, le leggi quelle parole, non t’incantano quelle parole. Non le approvi e non le apprezzi. Parole sonanti le tue, parole che dicono e non si alleano al mucchio selvaggio, i tuoi occhi non ammiccano, i tuoi silenzi non sottintendono, le tue pause  non alludono.

Il nemico sei tu perchè le hai viste, hai visto la loro fragilità  e quello che di sè devono disperatamente nascondere anche a costo dell’organizzazione di una intera vita  mal congegnata. Questo, nessuno te lo perdona.

tiziana Campodoni

e le parole sulle dita di questo jazzista non sono mai state bla…bla…bla… Però … però…  “ci vuole orecchio” (Jannacci) 🙂

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