Ieri sarebbe stato il compleanno di mio babbo.

Ho lavorato tutto il giorno, poco tempo per pensare, ancora meno per sentire. Sembravo meccanica tra una spiegazione, un abbraccio a un bimbo, una circolare incomprensibile. Sembravo sorda nell’ascolto, impotente nell’azione, le parole non mi venivano nel momento in cui sarebbero servite: cioè l’unico momento incui sono efficaci. Anche se i bambini ti perdonano tutto – per grandezza loro – la difficoltà estrema di un’insegnante è proprio quel magico intreccio del sentire e del pensare contemporaneamente che comporta l’aver a disposizione parole che a volte precedono anche me e che sono “proprio quel che ci vuole” nel rapporto con un bimbo e un gruppo classe. Bisogna avere il sentire vigile e ricettivo, la mente aperta e sgombra, il cuore a bada e l’attesa senz’attesa lievemente tra le mani.  Ho fatto una fatica esagerata. Quasi mi sfuggiva la segnalazione di un bimbo che ha disegnato e ridisegnato la sua gelosia (per me…con funzione provvisoriamente materna), definita bruciante dal gruppo classe. Strepitosi bimbi: bruciante, che toglie il fiato, che spezza il cuore, che muove la pancia, rossa. Competenti bimbi. Alla faccia di chi li vuole sotto test, sotto INVALSI, sotto medie percentuali, tradotti in “performance ” atletico-competitive in una scuola azienda che parla di premialità ma non di portaborse, che parla di competenze senza sapere cosa siano, che parla di dislessie disgrafie discalculie senza avere la più pallida idea della grammatica emotiva elementare. Ma visto che non capivo nulla il bimbo m’ha piazzato davanti un bel “e-gelo-sia!” arrivando in mio soccorso e segnalando-mi la mia assenza di tepore …  “freddezza” di cui era un po’ stufo 🙂 e che racconta un pezzo della sua storia – che non io racconterò perchè così si deve fare – aggiungendo mattoncini alla sua consapevolezza.

Non ho chiuso occhio. Questa mattina mi son svegliata con “un’allergia agli occhi”, non posso far altro che “lacrimare” e non vedo praticamente un osso. Il corpo parla. E nel corpo passano anche le lacrime inascoltate. Avrei dovuto stare a cuccia ieri e piangere calde lacrime. Ma, a casa mia, si va a lavorare a meno che tu non abbia la febbre. Così quelle lacrime non versate ieri per un non compleanno han trovato modo d’uscire comunque oggi… Come dicessero “se non ascolti, ti facciamo sentire noi”.

tiziana Campodoni

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