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Korhan Kalabak on Fotoblur, Abstract Photography Black stairs

 

Chissà che fine fanno le parole

scivolano nel vento fino alle stelle

piangono il significato perso o ritrovato

Si muovono a compassione

senza chiedere il permesso.

Si fermano su occhi di vetro rotti

scarpe impolverate, abiti sgualciti, nebbie misteriose.

Non chiedermi dove vanno le parole

a volte s’accovacciano qui

spiegano sottili valenze che, come tesori, nascoste tengono

a volte fuggono lontane

mi lasciano sola col gusto capriccioso di una sensazione,

magari un sogno

un ricordo forse.

Non chiedermi dove vanno le parole

verso l’immenso forse

Mangiano nuvole

contengono lacrime

sbucciano sorrisi

Vengono da tempeste, naufragi, passioni di bambina

portano cocci indicibili, reperti sepolti, sguardi lontani

li posano come felini selvatici in dono sulla soglia

Non chiedermi dove vanno le parole

a volte suonano

a volte stonano

a volte tacciono

le seguo zitta

sanno loro dove portarmi.

tiziana Campodoni

Diana e la Tuda, by Luigi Pirandello, 1926.

 

 

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