Porto acqua dalla fonte, erbe aromatiche, bacche dai boschi

e gonne gonfie di vento e umori selvaggi.

Umidi gesti scolpiti da sogni compongono nuovi ricordi

frasi logore spezzate come rami secchi mi feriscono

affondano nella carne, fanno dolore e ricamano germogli

muti ancora, orgogliosamente tinti di fango, tormento e sera

gonfi di nebbia, selva, visioni e pioggia.

Nervosi archi strappano da un violoncello un tango

lo porgono alle ombre della notte

Troppo presto per diventar domestici

come felini in agguato attendono

che mi distragga

che spezzi il pane

che mi addormenti sotto un castagno

che posi il cesto della raccolta

Quieta, respiro lenta umida

il pensiero tace

vola alto sulle ali del sentire senza censure

ed è di nuovo incanto

un caleidoscopio di paesaggi preziosi

Silenzi per cena

pregni di parole

ancora.

tiziana Campodoni

spezzi il pane

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