Tag

, , , , , , ,

marcello-grassi-il-grido-di-laocoonte

Marcello Grassi Il grido di Laocoonte

Mi sgomenta la vicenda di Vasto. La volontà di punire, piuttosto diffusa, mi fa orrore: il rapporto delitto-punizione è una catena amara alimentata dal rancore cui non ci si salva se non sulla strada agli inferi. Non capisco neanche tutti i fautori del perdono come se fosse la panacea di tutti i mali : il perdono non si può pretendere, serve a poco chiederlo e io non so neanche cosa voglia dire perdonare se non un fatto precisamente intimo personale e possibilmente non sbandierato. Io so che mi allontano e mi avvicino come modalità di relazione, comprendo o non comprendo, alla vendetta -ma parlo a livello personale- preferisco la “riparazione del danno”, anche a scuola coi bimbi. Comprendere per me forse è una forma di perdono ma non mi sento in condizione di garantirlo nè di offrirlo e non m’importa un osso mi venga offerto. Trovo il perdono poco umile, so che mi tirerò dietro le ire “giustificate” del mondo, c’è sempre un dislivello di “concessione” nel perdonare che mi fa rabbridire non meno della colpa. Sarà che non son capace di apprezzare la consolazione, anzi mi fa rabbia. Non credo al perdono, non credo alla vendetta, ma credo fortemente e voglio credere fortemente nelle risposte istituzionali che devono funzionare e devono far da parti “terze” e sciogliere il feroce binomio vittima-carnefice. Gli incidenti accadono, purtroppo accadono. Sono terribili?, Sì. La morte avviene e non c’è modo di evitarla. E’ dolorosa? Sì. E’ devastante? Sì.

Non so neppure come non si possa arginare un dolore inarginabile, certo bisogna imparare a piangerlo un dolore, ad elaborarlo un dolore, certo è che non bisogna lasciarlo solo un dolore, certo è che bisogna saper cogliere i segnali … di un uomo disperato che non ce la fa a elaborare il lutto e tutti i giorni si reca sulla  tomba della moglie come andasse da lei, come lei fosse lì, come lei non fosse morta, come lui fosse morto con lei. Le Istituzioni vicine a lui, le persone vicine a lui, hanno letto questi segnali, se ne sono fatte carico? Questo me lo domando.

La vendetta è castigo. Questa è la verità. Che ci piaccia o no, che abbia una trionfale colonna sonora o no, la vendetta non libera nessuno lo si sappia o no.

Tutti i fratelli Karamazov, in qualche modo, sono colpevoli o corresponsabili della morte del padre : Dmitrij per averla desiderata, Ivan per essere stato il mandante indiretto dell’omicidio con l’essersi autoipnotizzato col mantra “tutto è permesso”, Smerdiakov – il suggestionabile, l’epilettico come Dostoevskij – per averlo commesso e che si suiciderà, Alëša per non aver saputo, nella sua purezza o stupidità o sconfortante cecità  scorgere l’incombere della tragedia. Passione, ragione fredda, amore cieco  (lo ritroviamo anche qui, nella sua variante di amore totale idealizzato nei confronti di un Dio, di Alëša che lo rende incapace di leggere, vedere, giudicare, intervenire sul mondo coinvolto invece negli abissi del dolore e della miseria) e squilibrio, Smerdiakov: “Non si poteva in nessun modo raccapezzare che cosa, per suo conto, volesse. C’era anche di che stupirsi dell’illogicità e della confusione di certi suoi desideri, che involontariamente venivano a galla, ma che però erano sempre poco chiari. Non faceva che interrogare, rivolgeva certe domande tortuose, evidentemente premeditate, ma senza spiegarne il perché. Dostoevskij.

Un romanzo polifonico,  una personalità collettiva di cui ognuno rappresenta un aspetto.Così Dostoevskij. Così Vasto. Così noi.

Scrive Freud “Le caratteristiche fondamentali che delineano un delinquente sono l’egoismo illimitato e la forte tendenza distruttiva, uniti dalla mancanza d’amore. Questa descrizione entra in contrasto con ciò che era lo scrittore russo, ma “la contraddizione si risolve rendendosi conto che la fortissima pulsione distruttiva di Dostoevskij, che avrebbe potuto farne facilmente un criminale, si dirige nella vita principalmente contro la sua stessa persona (si rivolge cioè all’interno anziché all’esterno), esprimendosi perciò sottoforma di masochismo e di senso di colpa” Dostoevskij e il parricidio . E ancora “aveva l’abitudine, prima di addormentarsi, di lasciare dei biglietti sui quali era scritto che egli temeva di cader preda durante la notte di questo sonno simile alla morte, e pregava perciò di lasciar passare cinque giorni prima di seppellirlo. Questo significa che Dostoevskij si identificava con una persona che desiderava morta, e questa persona viene considerata dalla psicoanalisi il padre e l’attacco – definito isterico – è perciò un’autopunizione per il desiderio di morte nei confronti del padre odiato. (Il parricidio è, secondo una nota concezione, il delitto principale e primordiale sia dell’umanità che dell’individuo)”.

Oreste, un altro vendicatore… Oreste – scrive Sartre – dovrà infine uccidere, caricarsi il proprio delitto sulle spalle e passare sull’altra riva. La libertà, infatti, non è un potere astratto di sorvolare la condizione umana: è il più assurdo ed inesorabile degli impegni. Oreste andrà avanti per la sua strada, senza giustificazioni, senza scuse, senza ritorni, solo. Come un eroe, come non importa chi.” Per Sartre gli uomini sono “condannati alla libertà”, non hanno scelto di esistere né di essere liberi, ma tuttavia lo sonoo e soprattutto essendo liberi, sono totalmente responsabili delle proprie azioni, non potendo attribuirne la colpa a leggi o norme altre rispetto a sé.

Oreste torna ad Argo, infestata di mosche come punizione da parte di Zeus per l’assassinio di Agamennone. Pedagogo : Come rimpiango il dolce paese di Attica, dove era la mia ragione che aveva ragione.

Oreste : Sono completamente solo.

Prima Erinni: Ma no, o grazioso assassino, ti resto io : vedrai che giochi inventerò per distrarti.

Oreste: Sarò solo sino alla morte. Dopo…

Prima Erinni : Coraggio, sorelle, cede. Guardate, i suoi occhi si dilatano: tra poco i suoi nervi risoneranno come le corde di un’arpa sotto gli arpeggi squisiti del terrore.

Seconda Erinni: Tra poco la fame lo caccerà dal suo asilo: conosceremo prima di sera il sapore del suo sangue.

Guardate! Guardate le mosche! E poi tutt’un tratto si precipitarono dietro di lui… Così.  Sartre, Le mosche

Solo? Mai più solo, mai più libero Immerso nel sangue, rosso come un bue scuoiato, tutte le mosche gli sono addosso, le voraci, e il suo cuore è un alveare orribile che risuona del tremendo ronzare del rimorso e della colpa. E questo sarebbe stato anche per il ragazzo responsabile dell’incidente… Che si rendesse conto o no. La colpa se ne infischia dell’incoscienza, anzi è proprio lì che picchia più duro.

marcello-grassi-photo-museo-archeologico-di-milano

Marcello Grassi, photo, Museo Archeologico di Milano.

“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano che cade nella terra non morrà resterà solo; ma se morrà, darà molti frutti”. Vangelo di Giovanni

tiziana Campodoni

p.s. …quell’insensato di Marcello Grassi che non sa neppure quali sono le sue opere, non le trova e gliele devo cercare io! #azzarola Marcello!!!

Salva

Salva

Annunci