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Edouard Manet, el bebedor de absenta 1858

Si comincia a capire bene cosa significhi “premiare il merito”! Bisogna prima spogliarlo di tenerezze al vapore, immaginarie ingiustizie irrisolte, patetici paladini di qualità improvvisate e umide foglie di betulla… Tralasciamo il concetto, anche lui di una certa importanza però, che premiare il merito significhi che sia un merito misconosciuto – povero nano – e usurpato da non meritevoli … concetto velenoso che alberga nelle menti più disturbate e votate alla scissione tra buonissimi e pessimi … dove – ça va sans dire – i buoni sono loro, ma concentriamoci su cosa consiste il merito.

Intendesi per merito – oracomeora – una serie di funzioni di servizio di dubbia provenienza ma di convinta intenzione: servono al potente di turno per controllare gli altri, per farsi dar ragione, per fare la spia, per apparire migliori descrivendo gli altri come peggiori, ritagliarsi e nutrire un ruolo di cui si ha bisogno e di cui gli altri non sentono punto penuria, in mancanza di effettivo valore, faticoso lavoro e comprovato pudore. Funzioni che di specifico non hanno nulla (e tutto), perchè lavoro concreto/risultato è quello che  dovrebbe definirle, ma non se ne ha che fumosa notizia pertanto si rimanda ad una serie di fantasiose invenzioni che alimentano ego straordinariamente gonfiati e miserabilmente vuoti.

Attenzione al famoso “noi”… noi che abbiamo scelto (non è vero) noi che abbiamo approvato (non è vero) noi che abbiamo fatto: specchietto per le allodole stupide che si credono così di far parte di un tutto efficace, importante, partecipe… Il NOI  è l’arma che si usa quando si vuol rincretinire il prossimo e ottenere spazi, ruoli, danari o riconoscimenti personali, insomma potere e senza dichiararlo pubblicamente perchè parebrutto dirlo. Meglio farla franca e far fessi gli altri. Non lo ammetterà nessuno, ma è così. Va da se’ che indispensabile è il potente di turno (o quello supposto tale) tanto quanto le personalità di “servizio” sempre “minime”, desiderose di assecondare un “padre” o una “madre” che sbavano per essere scelte, disposte a tutto anche a dare un senso eroico al loro malsano operato.

Per premiare il merito bisogna compiere un’altra operazione prima, un’operazione perfida e mortifera, una grossa rimozione: “oscurare il valore”, quello autentico. Sì perchè il valore ha la cattiva abitudine di sgusciare fuori in un modo o nell’altro e, peggio ancora, rende evidenti le miserie e le idiozie di poco conto. Il valore è parente della realtà e non è comprabile. C’è un grosso lavoro da fare per svalutare le persone di valore : il modo più praticato è preso dalla peggio TV: oscurare il valore e accendere faretti su pantagrueliche stupidaggini gonfiate per benino, farcite con  parterre strappalacrime ornamentale, insaporite da teorie scientifiche  -anche contraddittorie, fa nulla … e “anche no” basta spararle grosse – da cui la scienza è scappata a gambe levate e con la pelle d’oca da secoli, insaporite con le parole chiave di gran moda (che cambiano con la regolarità richiesta dal mercato) apposte come status symbol di attualità, competenza, professionalità. Naturalmente di  vero non c’è una benemerita seppia.

Trovo offensivo, ora come ora, nella disperazione nella fatica di vivere nella povertà nell’assenza di tutele, chi parla di “premiare il merito”: è asserzione che ha lo scopo di dividere e di insultare, di impedire il vero e il giusto, di creare una èlite dai tratti mafiosi sull’impotenza incolpevole dei più.  E’ un’asserzione che rinuncia alla realtà complessa che non sopporta, elude la vita vera per una vita rappresentata, che sceglie la mente vuota, un sentire impotente e artefatto e  specchi affollati di nulla. 

Noi però abbiamo riconfermato #Boschi e #Madia, noi che “premiamo il merito” e ci riempiamo la bocca nel dirlo… Noi che gonfiamo il petto sventolando la bandiera del “merito”… Sì… Peccato che il contenuto manifesto sia “sono severo buono giusto e valorizzerò il merito altrui”, ma il contenuto latente sia “sono io che merito anzi io sono il merito” 🙂 e voi non valete un osso.

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E ora andate a spiegarglielo voi alle ragazze e ai ragazzi che saranno bocciati a settembre, a quelli che “includiamo” mentre li “selezioniamo”, a quelli che riceveranno votazioni scarse, magari avendo dato tanto, perchè non meritevoli e non saranno riconfermati nella loro autostima… tanto a loro mica serve!

Andate a spiegarglielo voi perchè io, vivaddio,  mi vergogno.

tiziana Campodoni

p.s. Caro Blog, ho scritto quindi piantala di sgridarmi.

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