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Beaumarchais, Paris 11e, France by Andrew.

 

 

 

 

E mi ritrovo a salutar mio padre, come fosse qui, come potesse rispondermi. Quegli occhi color muschio, le mani grandi, le poche pochissime parole.

Giovanissima ero innamorata perdutamente di un ragazzo, intenso e distante, o credevo di essere innamorata… era la prima volta, non conoscevo quell’inferno di emozioni che gonfiano le vene …

Un mio amico, un giorno d’estate, mi porta nel suo studio a prendere la macchina fotografica che aveva scordato. Non avevo mai visto un laboratorio del genere : era tappezzato di foto, dal pavimento al soffitto pezzi di realtà s’accostavano senza un motivo uno all’altro, si sovrapponevano, alcuni s’erano arricciati, grandi enormi piccoli, lucidi opachi, alcuni a colori, altri sbiaditi e tra le migliaia d’immagini da un punto indefinito dei muri – ma ben distinto che, come un radar della Marina Militare USA avevo intercettato con la precisione di un calibro in un microsecondo – un paio di meravigliosi occhi impressi su un rettangolino minuscolo di carta mi chiamano. Un tuffo al cuore mi avvisa prima di essermi avvicinata … erano i suoi… Chiedo conferma. Sono i suoi… Un imbarazzo universale mi paralizza. Nello sconcerto penso e sento, sento e penso e non so che fare prima. Ero davvero innamorata? Questo era l’amore? Io il radar non lo volevo. Mi divincolo da quello sguardo, scappo sul terrazzo. Il mare (che già è una certezza) e una chiassosa rassicurante distesa di bagnanti unti e puzzolenti di cocco…Tutto normale. Rientro, ricomposta dal profumo del mare, dall’ imperturbabile vociare da spiaggia e dalla tenacia inalterabile dell’olio al cocco…  Mi riaccosto a quello sguardo… ma ora mi guardava con occhi che somigliavano straordinariamente a quelli di mio padre. In effetti avevano entrambe due occhi splendidi e molto simili.

Ho capito, quel giorno, una cosa importante che ha dato una svolta alla fuggitiva che c’è in me, che man mano ha illuminato le mie strade interiori e i miei percorsi d’amore … Non tutto è mio padre, ma un po’ di padre ci può stare… Non te l’ho mai detto e mi dispiace. Quel giorno ho camminato scalza e asciugato i capelli all’aria calda e a tratti violenta del finestrino del treno. La voce di Battisti risuonava nello scompartimento strapieno. Mentre tenevo il tempo in levare.

tiziana Campodoni 

 

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