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IL FOLLE FOLO : RIDUZIONE DI ARTE, CULTURA, FILOSOFIA, PENSIERO

CRITICO, IRONIA.

Dall’Ulisse di Dante (2) al concetto di “soglia” e identità.
L’imprescindibile funzione dell’arte.
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©Peter Lindberg                                      Caravaggio

Il concetto di limite custodisce l’invisibile linea di demarcazione tra “inclusione ed esclusione” dove abita il concetto di “scelta” e dove non ha domicilio, invece, quello “d’indifferenza”. Il confine è strumento di “definizione” del sè: dentro “io”, fuori tutto ciò che è “altro”, “coerente al suo interno, nell’ignoto all’esterno. Parlare di “confine” o “limite” in questo senso significa parlare d’identità, un po’ rara ultimamente dove società “di massa”, omologazione, “pensiero unico”, globalizzazione la fanno da padroni.

Più che identità si tratta di armadi di idee e sentimenti, “pret a porter” in base all’occasione, alla convenienza, allo scopo … pensieri, magari “firmati” ma di altri, già pensati… indossabili all’occorrenza, plurifunzionali, reversibili, polimorfi e “double face”; idee e pensieri che non provengono o non sono passati “dentro” attraverso emozioni pregne, bagnate, calde che li hanno prodotti o fatti propri e modificati interiorizzandoli e rendendoli capaci di modificare davvero sè e il mondo, ma sentimenti e parole tanto presto indossati quanto presto tolti che hanno la durata di uno spot pubblicitario perchè … messi “sopra”… asciutti, freddi, a volte “ignoti”, posticci e impermeabili.

 

(Mozart, Requiem, Dies Irae – C. Abbado)

Sopra a che? Sopra ad un nucleo infantile, barricato e inaccessibile o sopra un non-sè liquido, vischioso e informe.
Roba seria l’identità: porta al rispetto di se stessi e degli altri, non si allontana mai troppo dal concetto di “dignità”, è parente di una “giusta” autostima, di una equilibrata “sicurezza” e di una radicata, profonda, intensa ed efficace capacità di desiderio. Dal latino limen/limes semanticamente comprende il significato di soglia, limite, ingresso, confine, casa, dimora e anche traguardo. “Varcare la frontiera” implica l’abbandono della casa, di uno spazio noto e familiare per entrare in ciò che ignoto, nell’incertezza e/o del pericolo. Ci sono limiti che vanno varcati, si pensi solo ai diversi momenti ed età della nostra vita, e ci sono confini che non possono o non devono essere superati e se il “limen” si configura come irrinunciabile superamento dei confini, cioè come “traguardo”, la soglia è senza controllo: non si sa cosa esca o cosa entri. E le soglie vanno, invece, sorvegliate anche nel loro evolversi.

A.Rimbaud, Una stagione all’inferno, Addio
Ci sono soglie rigide, dure e fredde come marmo, nulla le scalfisce, son soglie cieche, “blindate” non si commuovono, non “muovono” alcun oggetto interno, nessuna crescita è possibile se non quella anagrafica. Ci son soglie “bucate” … solo alcune cose tra-passano, son soglie “coatte” come fanatismi, o vagamente “autistiche” un muro con fessure “tematiche”, o come dice T.Mann “quando un pensiero ti domina lo ritrovi espresso dappertutto, lo annusi perfino nel vento”.

(Glenn Gould plays Bach)

Ci son soglie inesistenti come veli dove ogni ondata travolge e ogni risacca svuota e solo la ripetizione costante le caratterizza.

Poi ci son le soglie salde ed elastiche, vigili e curiose, capaci di “cum-moversi ma attente, autentiche e rigorose… spugnose melodiche e filtranti, permeabili, selettive e armoniche, “sensibili”, severe e vibranti. Sono soglie che stanno tra luce e ombra, guardano con occhi socchiusi, ascoltano concordanze emotive e dissonanze creative, intuiscono “risonanze” e non se le lasciano scappare: evocano, richiamano, selezionano, collegano, approfondiscono… stanno “a tempo” e si danno tempo per “accordare” interno ed esterno. Sono soglie “diapason” (dal greco) che transitano “tra tutte le corde” con un’opera di “traduzione” interna – “trans-ducere“, portare attraverso – irrinunciabile e individuale senza tralasciarne alcuna, così “l’insieme”, come un’orchestra, si concilia secondo rapporti, etica, proporzioni, estetica, scelte, tensioni, altezze, profondità, gusto individuali e si porta a “giusta in-tonazione”. 

(P. Bausch, da Cafè muller).

Sono le soglie che accolgono e selezionano, “imparano” e “insegnano”, che intonano, uniscono interno ed esterno, regolano aperture e chiusure, mantenendo e alimentando identità, stile e spessore personale. Sono le soglie in cui transita il linguaggio, il pensiero, il non-detto, l’esprimersi, la trasformazione, l’assunzione di più “vertici”, il definirsi e ridefinirsi sufficientemente consapevole. Soglia diapason e “ponte”, sempre “tra”… “tra” dentro e fuori, “tra” sogno e veglia… soglia che accorda e accordare significa anche “concedere”, “permettere”, “con-sentire”.

Pina Bausch, Lilies of the valley Wim Wenders

Sono soglie in contatto col sè … “In nessun dove, amata, ci sarà mai mondo, se non in noi” Rilke …

“Lasciatevi accadere la vita” (R.M.R.)

tiziana Campodoni

(Fine seconda parte)

🙂 ci vediamo per la terza parte  🙂

 

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