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schiele casa isolata 1915 +++++++++++++++++++++++++

IL FOLLE FOLO : RIDUZIONE DI ARTE, CULTURA, FILOSOFIA, PENSIERO

CRITICO, IRONIA.

Dall’Ulisse di Dante (2) al concetto di “soglia” e identità.

L’imprescindibile funzione dell’arte. 

Nell’Ulisse di Dante, Inferno XXVI,  (rimando, con scarsa eleganza,  a “Fatti non foste a viver come bruti” https://bluemoonandart.wordpress.com/2015/02/05/fatti-non-foste-a-viver-come-bruti/ del 05 febbraio 2015) troviamo fondamentalmente il concetto di naufragio, “l’andar oltre” come “ardore” (97) interno, una smania che nulla e nessuno possono fermare, un superare il limite che è una sfida a sè. Un incessante  “traguardo” da oltrepassare…ancora, ancora e sempre di più, fino ad arrivare “a quella foce stretta dov’Ercule segnò li suoi riguardi acciò che l’uom più oltre non si metta” (107-109) che è  “un folle volo”(125) e può portare solo alla morte.
Mi vengono in mente tanti sport estremi, le ideologie estreme, ora anche le sessualità estreme… In un mondo dove il vuoto interiore regna e la normalità manca (ma anche la “norma”, la regola, la responsabilità individuale e “il giusto”) sembra che l’unico modo per sentirsi vivi sia un’autosollecitazione estrema, cioè somministrarsi confezioni ospedaliere di adrenalina …  viagra compreso, perchè se tanto se ne vende tanto se ne assume a dimostrazione del fatto che le cose non funzionano! L’istinto è una gran bella bestia, un “cavallo di razza”… e, riassumento il racconto di Freud a proposito della sessualità, se gli togli una pagliuzza di fieno tutti i giorni, avvizzirà e poi morirà. Non vincerà più alcuna corsa. E il fieno non è certo una statistica, il nutrimento è la capacità di emozionarsi. Ecco “#labuonascuola” non emoziona e se lo fa è perchè genera un incazzo cosmico che strema insegnanti, genitori e alunni tirando fuori il peggio del “cortigianesimo”, alimentando la guerra tra poveri. Non si può emozionarsi per LIM e computer, registri elettronici, per l’aumento dei bimbi in classe, per la diminuzione delle risorse -già all’osso-, per la competizione, per i test, per i bimbi che stanno sempre peggio e che nessuno aiuta se non la buona volontà e la competenza degli insegnanti… Se così, è auspicabile rivolgersi a un professionista e che sia bravo: #labuonascuola mette al primo posto la tecnologia per rassicurarsi forse, ma qualcuno le dica che non ci sono sicurezze a priori a scuola e nella vita. Bisogna farsene una ragione. E le certezze che millanta sono vuoti dogmi inespressi che diventano premessa maggiore di un sillogismo al cui fondo troviamo un aumento malsano di paranoia.  Questa scuola è buona per chi?

Troviamo  le profondità dell’inconscio nell’arte da sempre preziosa alleata dell’umanità che perturba e consola: “abbiamo l’arte per non perire a causa della verità” (F. Nietzsche). L’arte, come l’istinto, come le emozioni, parla un linguaggio universale in cui, non a caso, tutti si riconoscono. “Non spaventarti se senti le mie labbra sul collo, non volevo baciarti, è soltanto amore impacciato” (F. Kafka)… chi non ha avuto paura dell’amore? L’arte lo sa, i poeti lo sanno. Noi… il viagra. Come sempre le istanze onnipotenti corrispondono ad un’abissale impotenza e l’onnipotenza è appunto uno dei “consiglieri fraudolenti” dell’uomo. “I sogni sono le risposte di oggi agli interrogativi di domani” (E. Cayce), ma chi ricorda più un sogno ormai? Che risposte daremo agli interrogativi di domani? O peggio, avremo degli interrogativi domani? Magari quel cavallo di razza che non abbiamo ascoltato tante volte non ci risponderà più. Come fanno i bambini che domandano, domandano…ma se non hanno risposte smettono di chiedere. L’arte, no, l’arte instancabile formula domande, scava negli abissi, rammenta i sogni e anche gli incubi per noi: un patrimonio culturale che non ha prezzo e ha infinito valore.

(C.Bene, Majakovskij “All’Amato Me Stesso“)

Certo è un po’ scomoda, ma, come scrive Valery “se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo”. Mica è da tutti guardare negli abissi e trovarvi la propria immagine!

(C.BeneAmleto da Shakespeare Laforgue )

Naturalmente sono i divieti che hanno sempre definito i contorni dell’audacia e gli estremi della sfida, ma, ” sfida a morte” a parte, è pur sempre vero che se non lasci la spiaggia non saprai mai cos’è il mare.

(Van Gogh Shadow  Luca Agnani ).

Oggi lasciare lasciare la spiaggia significa lasciare l’omologazione, dal greco homologos : si usa per unificare tra loro “oggetti” (che appunto sono “oggetti”, altrimenti sarebbero “soggetti” pensanti!) precedentemente differenti per garantire che un “prodotto” (non un pensiero, una “creazione”, una genialata) sia corrispondente ad un campione depositato quale modello.

L’omologazione sottrae il coraggio e offre in cambio l’ipocrisia, sottrae carattere e insinua la paura di dissentire, toglie il colore e regala una bella gamma di grigi, l’omologazione canta  in coro anche quando canta da sola e anche se non sa cosa canta! E noi, con rispetto parlando (o come diceva la mia amica Federica, dovendo passare tra persone che dialogavano, “scusate i piedi”!), siamo un Paese che ha parlato per due anni del Patto del Nazareno senza avere la più pallida idea di che cosa diavolo fosse, di cosa ci sia scritto dentro – lo si capisce dagli atti che ne conseguono, nevvero? Ma non lo si è mai visto! Possibile? Sì, qui sì – senza che nessuno abbia dato un pugno sulla tavola e abbia urlato : “Esci il nazareno, inteso come patto!”, con un bel transitivo d’occasione; un paese che osanna un presidente del consiglio (che non è un “premier”) che si osanna già abbastanza da solo e si è circondato di omologati/e osannanti ma un po’ più “bassi” (e già stiamo  messi bene) … hai visto mai gli facessero ombra!!! che smonta la Costituzione come fosse un giochino dei Lego, toglie  tutti i diritti ai lavoratori dicendo che dà i diritti ai non lavoratori così possono essere sfruttati meglio, anche loro, ben sapendo che non lavoreranno mai, che toglie le tutele mentre dice di darle, che dà il colpo di grazia alla scuola dicendo che la riforma: “La buona scuola”, dice, e i brividi corrono lungo la schiena di chiunque abbia più di due neuroni perchè per doverla chiamare così bisogna proprio che sia pessima altrimenti non avrebbe alcun bisogno di definirla tale…  L’omologazione è la morte del pensiero.

(Fine prima parte)

tiziana Campodoni

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