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©Andreea Chiru photo

All’improvviso una lama di luce e pulviscolo

magico dono del sole

riusciva a filtrare

tra il legno accondiscendente delle persiane.

Non so, pensavo

ero capace di vivere quell’ abbondanza?

Sapeva, la magica luce, che c’ero io

seduta lì in terra,

incantata da tanta bellezza?

Forse no. Non lo sapeva.

Toccava la punta dei miei piccoli piedi

scaldava le dita e ancora sentivo non so.

Il cuore batteva, i pensieri ballavano

non so…

Un gesto di coraggio impudente

tra disobbedienza e sacro

la faccia, tutta, nella polvere d’oro

un tango

tra malinconia e desiderio

tra pensieri troppo difficili e emozioni troppo grandi

tra gioco e serietà quella che solo i bimbi sanno giocando

Non so

tra me e come si farà a diventar grandi

tra me e non voglio crescere

tra me e una curiosità fatata che respiravo a bocca aperta.

Fluttuava tra le mani la magica polvere

usciva dai ricci mossi al suo ritmo

il tempo del cuore e del danzare

nel tepore mattutino

e il non so

tra cassetti aperti e pieghe di lenzuola del letto sfatto

incerto tra tristezza e vivacità

correva come un’onda setosa sulla mia pelle

scrivendo mille volte un non so gioioso

rivolto al mondo alla luce al gioco a me

salutava la notte e il sogno

avanzava sulla scia dorata del giorno e del non so…

Libero dal dovere, posata la lama richiedente, indossato l’abito della festa

un non so duttile, fertile, finalmente aperto e ridente

scrosciava in me. Era me.

 

tiziana Campodoni

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