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einstein a 14 anni 1893 foto

Albert Einstein a 14 anni 1893 

“Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa, allora, è segno una scrivania vuota? A. Einstein

Albert Einstein signature firma

Uno strepitoso Luca Perri

“Procederò con ordine e calma interiore.

– 1,3 miliardi di anni fa, dopo un bel balletto a spirale, un buco nero (una cosa invisibile perché risucchia tutto, luce compresa) la cui massa era 29 volte quella del Sole si è “fuso” con uno di 36 volte la massa solare. Tutto questo ha dato origine ad un bucone rotante di 62 masse solari. Ma 29+36=65, quindi che fine ha fatto la massa rimanente? È stata convertita, in una frazione di secondo, in onde gravitazionali. Immaginando lo spazio-tempo come l’acqua di uno stagno, il processo è stato simile alla formazione di increspature circolari sulla superficie a seguito della caduta di un sasso. Solo che stavolta il processo ha avuto un picco la cui potenza era 50 volte quella di tutte le stelle dell’Universo visibile.
– 100 anni fa, nel 1916, un sociopatico dall’aspetto simpatico e tutto sommato intelligente, tale Albert Einstein, pubblica una teoria all’apparenza astrusa ed insensata. Fra le altre cose, prevede che la luce possa essere influenzata dalla gravità, spianando la strada verso la nascita dell’idea di buco nero. La teoria prevede inoltre l’esistenza di onde gravitazionali, capaci di deformare lo spazio-tempo. Non solo: le sue equazioni ne descrivono per bene il comportamento. Un po’ come se io prevedessi che il lardo di Colonnata curerà il cancro, e vi dicessi anche nello specifico in che modo. Io sono esperto di suini tanto quanto Einstein lo era di fisica, quindi secondo me dovreste fidarvi della mia previsione e basta. So però che non lo farete, e vorrete verificarlo, prima di regalarmi la gloria e la fama eterna. Anche i fisici non si fidarono di Albert. Grazie al cielo, la Scienza funziona così. Se però un consiglio lo volete accettare, il lardo è tutta salute.
– Nei decenni successivi, le varie buffe previsioni di Einstein vengono tutte verificate, a parte sta cosa delle onde gravitazionali. Allora sono anni che ci fidiamo di Einstein senza avere un qualcosa di certo al 100%? Posto che nella Scienza le certezze non esistono, in realtà quella teoria ci ha portato ai satelliti, ai cellulari, ai laser e a qualche fonte di energia (pure a una bomba, ma quella è mica colpa di Albert…), quindi diciamo che era abbastanza affidabile. Il problema è che le deformazioni da misurare per verificare le onde gravitazionali hanno dimensioni di frazioni di un atomo (frazioni minuscole di un atomo) e vanno misurate con strumenti enormi e complicatissimi.
Sempre negli stessi decenni, gli scienziati provano a verificare l’esistenza dei buchi neri, e qualche metodo indiretto lo trovano pure. Ma dannazione, sono neri. E lo spazio pure. Si avanza l’idea che possano esistere dei buchi neri rotanti e anche sistemi di due (binari) o più buchi. Ma indovinate un po’? Anche tutta sta roba è nera.
– 32 anni fa, nel 1984, tali Rainer Weiss e Kip Thorne (quello che ha spiegato a Nolan come fare il buco nero di Interstellar e prendersi un premio Oscar per gli effetti speciali) decidono di fondare LIGO, un progetto per costruire due rivelatori di onde gravitazionali da 4 km di lato.
– 14 anni fa, nel 2002, si inizia a costruire queste due orecchie per mettersi all’ascolto del cosmo. Ci vorranno due anni per far partire la versione di prova degli aggeggi. LIGO verrà poi spento per 7 anni, in modo che 1000 scienziati possano potenziarlo e dare vita ad Advanced LIGO.
– 5 mesi fa, il 14 settembre 2015, proprio nei giorni in cui si accendeva Advanced LIGO, le due orecchie hanno captato un segnale. Un’onda gravitazionale prodotta 1,3 miliardi di anni prima e che, proprio in quel momento, stiracchiava la Terra. Quando si dice il tempismo con la C maiuscola! Poiché, si diceva, nella Scienza fidarsi è bene ma col cavolo che lo faccio, gli scienziati frenano gli entusiasmi e si analizzano per bene i dati per mesi, giorno e notte, prima di dire cose smentibili e fare figure barbine tipo dire che i neutrini sono più veloci della luce mentre percorrono un tunnel sottovuoto che collega le orecchie di un ministro della Repubblica.
– Ieri, 11 febbraio 2016, durante una conferenza in diretta mondiale, 5 persone hanno mandato in visibilio migliaia di fisici nel mondo, facendo quelli che ce l’hanno più lungo degli altri, l’interferometro. Ci sta, io sarei stato molto meno composto.

Dunque, ricapitolando, in un colpo solo abbiamo:
1) l’esistenza provata delle onde gravitazionali;
2) la conferma sperimentale dei sistemi binari di buchi neri;
3) la conferma che i buchi neri possono fondersi;
4) la prova dell’esistenza dei buchi neri rotanti;
5) un tizio dalla barba improbabile che, dopo essersi preso un Oscar, si prenderà un Nobel.

Ora, se davvero non cogliete la poesia di tutto ciò e il motivo della nostra gioia, se davvero pensate che sia tutta un’inutile perdita di tempo e soldi (ma poi non avete nulla da ridire, ad esempio, sul cachet di Gabriel Garko a Sanremo o sullo stipendio di Cristiano Ronaldo), se davvero tutto ciò che vi viene in mente non è un “Poffarbacco che puffata puffosissima!” ma un “Ma a me cosa serve?”, beh, mi spiace davvero per voi.
Lasciate però che sia io a farvi un paio di domande. A cosa serve la musica? A cosa serve lo sport in tv? E Masterchef? A cosa servono la letteratura e la lingua? In fondo non si viveva malaccio, quando si grugniva nelle savane centroafricane mangiando carne cruda.

Comunque, la prossima volta che vi guarderete Interstellar grazie a un laser che legge un Blu-ray (e che funziona con l’energia elettrica proveniente dai reattori francesi) o al satellite di Sky, magari commentandolo con gli amici al cellulare, pensate gran parte di ciò che avete deriva da quei fisici disadattati sociali che oggi festeggiano mentre voi li insultate perché bruciano i soldi che vorreste giocarvi sulla schedina del campionato.
Ah, un’ultima cosa: quel luogo in cui fate i leoni da tastiera sputando giudizi, quella cosa che si chiama internet, ve l’hanno dato i fisici. E anche la tastiera. E il computer.

Ora scusatemi, vado a stappare un’altra Tassoni e a continuare i festeggiamenti.”

Luca Perri

« Albert […] per quanto desse ai familiari segni di ingegno precoce, non si distinse a scuola. Giunto alle scuole medie, trovò disgustoso il sistema di insegnamento tedesco e entrò in conflitto coi professori che da parte loro lo maltrattavano. […] Rovesci di fortuna fecero emigrare la famiglia a Milano e Einstein, lasciato a Monaco a finire i suoi studi, si dette per malato e raggiunse i suoi in Italia. […] Poi cercò di essere ammesso al Politecnico di Zurigo, ma non avendo la regolare licenza media fu rifiutato e non riuscì nemmeno a superare gli esami di ammissione, per quanto eccellesse in matematica e fisica. Andò allora per un anno a fare studi di riparazione al Gymnasium di Aarau […] Finalmente, entrato al Politecnico di Zurigo, … » Emilio Segrè, Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea, Edizioni scientifiche e tecniche (EST) Mondadori, 1997.

“Un sognatore è uno che può solo trovare la sua strada al chiaro di luna, e la sua punizione è che scorge l’alba prima del resto del mondo” (O. Wilde)

Sì… perchè Einstein, come tutti noi, è stato un bambino… Oggi qualche aquila lo segnalerebbe per Disturbo Specifico d’Apprendimento o per qualche altra diavoleria di “moda” in quel momento.“Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono” B. Brecht

“Io non pretendo di sapere cosa sia l’amore per tutti, ma posso dirvi che cosa è per me: l’amore è sapere tutto su qualcuno, e avere la voglia di essere ancora con lui più che con ogni altra persona. L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.” A. Einstein

Sapeva Einstein, sapeva cos’è davvero importante : un genitore, un insegnante, una società che ti sorridono sono l’opportunità e forse la garanzia di una vita felice.

Quel che segue è lo scritto di un tredicenne…

Carissima Signora.
Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra conversazione, ma la neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere.
Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la piscia nel vostro portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni, ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro anno gli porterò un po’ di merda. Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi.
Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l’anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti numeri.. Mettete tutti questi biglietti dentro un orinale, e mischiateli ben bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l’anessa chiave aprite il baulle, Prima di tutto trovarete una certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perché sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ognuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del corno che gli tocca, faccia a baratto con li corni delli compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr’anno poi si vedrà di far meglio.
Voi poi Signora carissima avvertite in tutto quest’anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col caffè che già si intende, ma ancora con pasticci, crostate, cialde, cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra conversazione si chiamarà la conversazione del pasticcio.
Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno, ghiotti, indiscreti, somari, scrocconi dal primo fino all’ultimo.

Firmato: La Befana

Siamo nel 1810 e si tratta di Giacomo Leopardi. (Lettere, Alla signora Marchesa Roberti) Segnaliamo anche lui? Scopriremmo che ha un gran dolore dentro che ha saputo trasformarlo in sublime poesia. Forse avrebbe preferito rotolarsi nei campi con Silvia? Questo è vero, ma non ci assolve. Troppo poco conosciamo dell’amore, troppo poco conosciamo del dolore, troppo poco conosciamo noi stessi e troppo poco siamo curiosi dell’animo umano per poter sospendere il giudizio e scoprire qual è il modo di sentire e pensare altrui … L’altro l’abbiamo espulso. E ci sentiamo in diritto di “giudicare” chi è difforme, chi non si adegua al già noto, chi non aderisce al concetto di normalità che la maggioranza ha deciso essere normale. Siamo ancora convinti che la “follia” sia altrove e non anche dentro ognuno di noi: la differenza non è tra norma e bizzarria, la differenza sta nel “come” sono affrontate le sofferenze. Ogni vita è difficile e c’è chi sa trasformare gli ostacoli in “ricchezza” e c’è chi ha bisogno di aiuto: un paese civile dà l’esempio ai suoi figli, tutti, aiutando chi ha bisogno.

Ci siamo nutriti delle sofferenze altrui trasformate in musica, poesia, letteratura, pittura, scultura, danza, scoperte scientifiche… ma nessuno di noi è grato a meno che non si tratti di artisti o scienziati morti, definitivamente morti, morti e seppelliti. Solamente da estinti li possiamo amare perchè da defunti non “minacciano” più le nostre sicurezze. Siamo un paese di ingrati celebratori: celebriamo per non dover essere riconoscenti a nessuno! Nessuno di noi è davvero grato perchè continuiamo a puntare il dito nei confronti della diversità e della sofferenza mentale senza riconoscere quanto quelle lacrime, quelle fatiche, quelle vite maledette ci hanno donato. No, non perchè aspiriamo ad un mondo felice (basta guardarsi intorno), ma per paura che quella sofferenza ci riguardi. E infatti ci riguarda. Solo che la nostra non è talento.  

Hieronymus Bosch, The Ship of Fools

Hieronymus Bosch, The Ship of Fools

Dapprima le malattie veneree diedero il cambio alla lebbra, ma poi fu la follia a salire sulla nave, prigioniera della sua stessa navigazione. Affidare il folle ai marinai significa evitare che si aggiri senza meta sotto le mura della città, assicurarsi che andrà lontano, ridurlo alla sua sola partenza. L’acqua e la navigazione hanno proprio la funzione di rendere prigioniero il folle su un nave da cui non si può evadere. Passeggero per eccellenza, prigioniero della scia del passaggio egli non ha terra, non ha patria, non ha verità, non ha amici, non ha legami, non ha relazioni, non ha più storia e deve rimanere su quella distesa d’acqua che separa le terre senza che queste possano appartenergli. Mai.  L’acqua e la navigazione hanno proprio la funzione di rendere prigioniero il folle in un nave da cui non si evade. Egli è il Passeggero per eccellenza, è il prigioniero del Passaggio. Quando poi mette piede a terra, non si sa da quale paese venga. Egli non ha verità né patria se non in questa distesa infeconda fra due terre che non possono appartenergli. “Sparita la lebbra, cancellato o quasi il lebbroso dalle memorie, resteranno queste strutture” M. Foucault  E le strutture e le istituzioni tendono ad autoriprodursi ad autoalimentarsi… Ci sarà sempre bisogno di trovare qualcuno da rinchiudervi.

https://www.youtube.com/watch?v=xMOEYobmWqA    La nave dei folli – Ivan Della Mea

“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.” A. Einstein

tiziana Campodoni

Grazie a Luca Perri. E “Auguro a tutti un briciolo di follia” A.Merini

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