Troppo presto per avere parole … dolori taglienti come lame, acuminati come cristalli, ruvidi come sabbia su ferite aperte e fradici di gocce di mare… “O dolce padre, volgiti, e rimira com’ io rimango sol, se non restai” (Purg.IV) … Ma lui non può più voltarsi, ne’ può rimanere. Mi slegherò da quell’abbraccio, lascerò la tua mano e forse smetterò di venirti a trovare la notte, saltando il fosso, sul grande prato, sotto il grande castagno… in Romagna…”tu t’arcord, ba’?”… Forse quel giorno avrò le parole… Per ora posso solo far posto a quelle lievi e profonde, radicate e libere, morbide e musicali di una donna con “intelletto d’amore”
Grazie Anna…

manginobrioches

 

Entro nella stanza, mia madre solleva gli occhi: buongiorno, figlia.
Mia nonna chiude con un gesto la tenda dello sgabuzzino del sottoscala. E’ un luogo stretto, che finisce a punta e contiene solo meraviglie: alloro, limoni, angeli, noci, rocce di luna, sale grosso, prìncipi, castagne secche, aglio, chiavi, un macinino da caffè, estati, collane di sorbe, tintura di iodio, fantasmi, formaggio pecorino, coltelli, pepe nero, vendette, rosmarino, ciccioli di maiale, terracotta, armi da fuoco.
Mio padre prende il sole sulla panca, sotto la vite americana che allarga foglie aperte come mani.
Mio nonno pulisce il fucile, pensoso e metodico, allineando i pezzi sul tavolo di noce.
Mio zio Francesco, che fu ucciso a colpi di lupara in una strada aspromontana, si toglie il fango dalle scarpe, nell’entrata, e chiama sua moglie con un richiamo di cerbiatti, o foglie o uccelli di passo.

Il paese raddoppia, nel giorno dei morti…

View original post 542 altre parole

Annunci