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Robert Doisneau - La maison de carton, Paris, 1957

Robert Doisneau – La maison de carton, Paris, 1957

“L’aguzzino di oggi è spesso il bambino maltrattato di ieri”. (Russel)

Non siamo intelligenti e neppure furbi: un bambino è sempre “vittima” perchè piccolo, la sua giovane età è ciò che dovrebbe essere, con maggior cura, tutelato. Non ha scelta e non può proteggersi da solo. Un bambino “vittima” (la nazionalità non importa), o resta vittima per tutta la vita o, stanco di esserlo, da grande con altissima probabilità diventa carnefice. Questa è una trappola da cui non si esce. L’unico modo per salvarsi è non entrarci: ne’ vittima, ne’ carnefice. Ma vallo a spiegare ai “grandi della Terra”, vallo a spiegare ai Paesi ricchi, vallo a spiegare a chi rifornisce dissennatamente di armi i carnefici e alimenta ciecamente la montagna di vittime e dolore! Vallo a spiegare a chi “la bocca sollevò dal fiero pasto”(1).

Siamo miopi e non potremo mai guardare lontano: come i bambini vengono trattati nel mondo povero e sciagurato ce lo dimostra tutti i giorni e tutti i giorni ci toglie il fiato per l’orrore. Ma come trattiamo i bambini e i giovani oggi apparecchia il futuro di domani. Dovremmo saperlo. https://www.youtube.com/watch?v=GXvY6WellDA   Pablo Neruda – Il figlio

Inferno XXXIII

E parliamo di un lupo e dei suoi lupacchiotti o come li chiama Dante, lupicini. Siamo all’ingresso del canto che si apre con un “disperato dolor che ‘l cor preme” (5) e con una cacciata.
Cacciata, da capere. Tra i suoi significati conteneva anche quello di “capire”, comprendere, accogliere nella mente, ma qui, anche il verbo digiuna e si scarnifica, si priva di qualcosa, di una parte di sé. E resta solo l’espellere, il “proiettare fuori di sè”.

Capère significa solo cacciare : catturare in modo violento o allontanare con la forza.
“Per l’effetto dè suò mai pensieri” (14) . A causa dei suoi mali, cattivi pensieri, forse è più corretto dire a causa del suo cattivo pensare, e non si può resistere alla tentazione di leggere “mai pensieri” cioè qualcosa che non è pensiero, ma pulsioni viscerali che non riescono mai ad evolversi, a trasformarsi in autentico pensiero, restano sfere primitive e infantili del sentire e dall’apparato del pensiero si separano, si distaccano.

Torniamo alla nostra famiglia di lupacchiotti che “un disperato dolor” il cuore opprime e alla loro cacciata.
“Cacciando il lupo e’ lupicini al monte” (29) lungo un percorso in ripida salita – poco importa se si tratta di barconi che affondano in mare o se sono tra i 26.000 di bimbi che ogni giorno muoiono di fame – e “infatti lo padre e i figli parean stanchi” (35) . Il Monte di S.Giuliano sancisce la separazione dai luoghi abitati e impedisce a Pisa e a Lucca di vedersi. La sua funzione qui non è quella di ampliare l’orizzonte (come può esserlo un viaggio) bensì quella di ostacolare la relazione, garantire l’isolamento, la distanza. Di impedire che “uno veda l’altro”.
E poi si “sentì chiavar l’uscio di sotto l’orribil torre” (48). Si chiude la porta della segreta. Dante è così meraviglioso che sembra di udirne il fragore.
Lì troviamo un non luogo e una relazione chiusa in una claustrofobica cella, in uno spazio piccolo, limitato, costretto. Una prigione dove anche il tempo è fermo. E’ un non-tempo, non c’è speranza, non c’è progetto: tutto si ripete, sempre uguale. E di immigrazione, per esempio, parliamo, parliamo, parliamo anche a sproposito e nulla facciamo perchè le cose buone da fare non ci convengono. Parliamo per non fare. Anche noi chiusi nella nostra cella. Dorata (si fa per dire, nevvero!), ma cella. https://www.youtube.com/watch?v=gU9MjoV0En4  Lettera ad un figlio …Dedicato a tutti i nostri figli…Rudyard Kipling

Ed è buio: solo qualcosa “come un poco di raggio” (55) c’è lì. Come per i bimbi che in Brasile vivono nelle fogne…
Troppo poco per vedere, per distinguere realtà e ombre. Troppo poco per intenerirsi, troppo poco per vivere.
Un “doloroso carcere” (56) da dove nessuno può uscire e nessuno può entrare.
Una galera dove il cibo, ciò che dà piacere e salute, è escluso; l’essenziale è bandito. Luogo che ha “titol de la fame” (23) dove l’elemento nutriente, il primo veicolo di vita, d’amore, di calore e di crescita, di cambiamento, è negato.

Luogo, questo, dove non si parla “stemmo tutti muti” (65), “senza far motto” (48). Luogo dove la comunicazione manca, le parole mancano forse sostituite dall’agire. La parola, un altro sostanziale, fertile elemento nutriente che dà il nome alle cose e alle emozioni, che accoglie, consola, cura, ripara, dà significato, spiega il sentire, dà sostanza alle relazioni… la parola è assente e consegna chi è qui alla solitudine, alla consunzione e al silenzio. Tutti muti, incapaci di parlare: le parole non possono ‘uscire’ e non possono ‘entrare’.https://www.youtube.com/watch?v=XLgYAHHkPFs   John Lennon – Imagine

Luogo dove “lo pianto stesso lì pianger non lascia e ‘l duol che truova in su li occhi rintoppo, si volge in entro a far crescer l’ambascia” (94). Luogo interiore dove il dolore non è riconosciuto e si è trasformato in rabbia; chi è qui “ambo le mani per lo dolor si morse” (58) e dopo… “più che il dolor, potè il digiuno” (75),  la mancanza totale, la voracità, la pulsione cruda, l’animo crudele.
“Padre mio, perché non m’aiuti?” (69)
Ma lui non può, non è adulto, non è paterno. Come questo mondo che non è adulto e non è paterno: accusa e uccide i suoi cuccioli come se, così facendo potesse restare giovane, immortale o adolescente in eterno. “Quivi morì” (70). Il suo è un rapporto incapace di aiutare, proteggere, soccorrere e i “figliuoli son posti a tal croce” (87) , sono bambini cresciuti a morsi in una relazione divorante dove la morte regna come eterna presenza.

Siamo noi quel padre lì…,padri e madri, uomini e donne, che non può più ascoltare “il dimandar del pane” (38). A lui pareva “il piangere sentir fra il sonno” (40), lo sentiva forse un attimo, ma lontano, distante, senza consapevolezza. Chi non vede il proprio dolore non può riconoscerlo negli occhi altrui. Così: “Io non piangea sì dentro impetrai” (49). Come lui, forse, noi non avevamo pianto e, come lui, dentro siamo diventati di pietra.
Forse un tempo anche lui, il padre, da bambino rabbioso aveva disturbato, infastidito, preso note a scuola, distrutto cose, insultato, sporcato, picchiato… urlando a modo suo la sua sofferenza:“Levatemi dal viso i duri veli, sì ch’io sfoghi ‘l duol che ‘l cor m’impregna, un poco, pria che ‘l pianto si raggeli” (114). Il sintomo è metafora di un malessere che i bambini non sanno spiegare e sono costretti a subire. I bambini non denunciano, i bambini sono la denuncia. E nei libri di storia non si parla di loro, perchè loro la storia non possono scriverla e nessuno la scrive per loro. “Levatemi dal viso i duri veli, sì ch’io sfoghi ‘l duol che ‘l cor m’impregna, un poco, pria che ‘l pianto si raggeli” (114). Non sanno dirlo, ma loro, più vicino di noi alle intuizioni dell’istinto, lo sanno e in qualche modo lo urlano. Sì perché chi non sa piangere un dolore lo imprigiona, lo mura dentro e… le calde e utili lacrime si trasformano in freddo e pericoloso ghiaccio che gela il sentire e impedisce la gioia. Anche lui, il padre, da bambino forse aveva provato a urlare, ma nessuno l’aveva ascoltato, nessuno l’aveva aiutato, nessuno gli aveva prestato soccorso. Così è rimasto bambino, un richiedente bambino, un bambino ancora in cerca di risarcimento per se stesso incapace di empatia con l’altro.
“Ben sé crudel, se tu già non ti duoli…e se non piangi, di che pianger suoli”(40)

“Padre, perché non m’aiuti?” (69)

In questo luogo infernale, lui, l’adulto, buio, chiuso, famelico, stupido, distante, incapace di soffrire e di gioire, solo come in un sogno sente il pianto altrui e non vede “l’altro”. In ogni volto, in una ripetizione seriale, “con gli occhi torti” (76) vede solo sé e “scorse per quattro visi il suo aspetto stesso” (57) . https://www.youtube.com/watch?v=FodfkqfJrhQ        Change by TracyChapman

Luogo interiore, questo, cacciato, respinto e che respinge. Perchè c’è un altro segreto: chi non sa difendere i diritti di tutti non sa difendere neppure i propri ed è destinato a perderli. Non si creda in salvo chi ha un privilegio…forse diventerà più ricco, ma non sarà felice… continuerà a divorare soldi per riempire un ignoto buco dentro, un buco sempre più richiedente, una voragine senza fondo che finirà per inghiottire anche lui. https://www.youtube.com/watch?v=e7qQ6_RV4VQ  Bob Dylan The Times They Are A Changin’ 1964

Di adulti ha bisogno questo mondo. Di adulti che abbiano fatto i conti con la loro parte oscura. Di adulti che sappiano che si muore e che sappiano donare la voglia, la forza, la gioia di vivere. Di adulti che abbiano bandito la guerra dai loro cuori e non la scelgano mai più. Di adulti buoni ha bisogno questo mondo, che sappiano proteggere i loro cuccioli, tutti i cuccioli indistintamente. Perchè… “innocenti facea l’età novella” (88)

Si può ammutolire dal dolore… lo stesso Dante non interrompe mai la spaventosa storia, né dice alcunché quand’essa è finita.
Si allontana, sdegnato, muto, senza una parola. https://www.youtube.com/watch?v=ZRAr354usf8   The Doors “People Are Strange”

Di adulti ha bisogno questo mondo. Di adulti che sappiano spezzare la catena.

tiziana Campodoni

https://www.youtube.com/watch?v=Zi0RpNSELas  We Are The World (USA FOR AFRICA)

 

 

 

 

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