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Parte quarta

Munch dà un volto di donna al proprio timore della disintegrazione dell’io. Ed è proprio un io disintegrato quello che proietta l’immagine di una donna scissa, primitiva, frammentata, inter-rotta. 

La donna è Madonna. E non si può non notare un gonfiore nel ventre : ancora una volta madre. La donna è madonna e contemporaneamente puttana in maniera complementare. Sì, perchè l’opposto è la donna, tutta intera, semplicemente.  https://www.youtube.com/watch?v=ftjEcrrf7r0  U2 – One – Anton Corbjin Version

Non che sia l’unico, Munch, ad avere le pigne in testa. Questa doppia polarità è ben radicata nella nostra mentalità e maschile e, purtroppo, a volte, anche femminile. Del resto le donne mica son per tutti, c’è chi può “permettersele” e chi no, ci vuole talento, ci vuole impegno, ci vuole maturità e amore per i deboli (a cominciare dai bimbi…e via via), ci vogliono intelligenza, bontà, profondità, ci vogliono “tenuta” e sensibilità, ci vuole classe, serve “valore” e, come direbbe Jannacci, “ci vuole orecchio”. Difficile e faticoso sostenere e confrontarsi con “una donna”, bisogna mettersi in discussione… molto più comodo, leggero e facile dividerla in santa e troia e poi frammentarla in una costellazione di vuoti sostantivi …amica, sorella, amante, moglie, la madre dei miei figli… “…ci vado con mia ‘molie’ (cit di un genovese 🙂 …)” … Vale anche per un “uomo”, naturalmente, ma, combinazione, non esiste il corrispettivo linguistico maschile di puttana, malafemmina, sgualdrina (vi evito le peggiori) e tutta una serie d’insulti recapitati quotidianamente all’indirizzo delle donne… anche ai semafori…che bisogna avere l’insulto “sessualmente caratterizzato” proprio a portata d’istinto! Troviamo “gigolò”, “tombeur de femmes” presi a prestito dal francese perchè noi eravamo momentaneamente sprovvisti…al massimo sciupafemmine o seduttore pure un po’ vezzosi, “prude”, maliziosamente accattivanti. Nessuno dice porcotroto, bruttozoccolo…non che manchino… E se nessuno lo dice vorrà ben dir qualcosa! “Mala tempora currunt ” (Cicerone). Stiamo rovinosamente lasciandoci defraudare di ogni diritto: o li avevamo sottovalutati o ci siamo lasciati rincretinire. In ogni caso non ne usciamo bene e consegneremo ai nostri figli molto meno di quanto abbiamo ereditato o conquistato. Abbiamo consentito che accadesse e non c’è di che andar fieri. Che lo si voglia o no: siamo responsabili.  https://www.youtube.com/watchv=r594pxUjcz4  John Coltrane – In A Sentimental Mood

Munch, Madonna (1893-18949)

 Munch, Madonna (1893-1894) 

Munch, Madonna (1895) Litografia

Munch, Madonna (1895) Litografia 

“Madonna , riproposta nel 1893 in molte varianti come tutte le opere forti di Munch, tematizza il collegamento profondo tra  piacere e dolore, e tra nascita e morte. La donna è nuda e sembra fluttuare in uno spazio vago e fluido che suggerisce l’umidità dell’ambiente uterino, come anche la forma ellittica in cui essa appare racchiusa. La posa frontale, la prospettiva dal basso, il ventre inarcato in primo piano, l’espressione estatico/agonica del volto che appare fermato nel momento dell’orgasmo accentuano l’impressione che l’immagine della donna è quella colta dal punto di vista del partner sessuale, in modo che lo spettatore venga forzatamente portato a identificarsi con lui e a “guardare” … «La pausa nella quale il mondo arresta il proprio corso» scrive Munch, «le tue labbra cremisi come frutto che matura si allontanano l’una dall’altra come se soffrissero. Il sorriso di un cadavere. Adesso la vita porge la mano alla morte. Viene chiusa la catena che unisce mille generazioni di morti a mille generazioni future». L’estasi amorosa evoca la morte e la donna-amante si fonde con la donna-madre. “Nella cornice della litografia del 1895 galleggiano forme spermatiche e in basso occhieggia un embrione che, senza essere ancora nato, porta già impressa addosso la morte nel volto da teschio come la creatura del Grido”. (Di Stefano).

Munch possiede una straordinaria capacità “seduttiva” di catturare e irretire dentro il quadro l’osservatore, come non potesse farne a meno… di solito attraverso piani inclinati che procurano una specie di vertigine (che originariamente doveva essere eccitazione) o l’urlo muto della sua disperazione o l’immensa angoscia che trabocca dalle tele e dilaga in cerca di una risposta… ma non sa da chi andare per trovarla. Comunque sia, Munch ha bisogno di intrappolare “un terzo” nel suo scenario interno. Forse per non sentirsi solo, forse per avere un testimone di tanto tormento, forse per soddisfare le sue istanze voyeuristiche; o forse l’osservatore ha il compito di frapporsi tra torturato e torturatore e di raccogliere un pò di quell’ansia che Edvard non controlla prima che si àncori ad una fobia o tracimi in un delirio.

La donna è amore, è dolore, è vita, è morte, è piacere, è gelosia, è passione, è disperazione…. La donna è tutto.  https://www.youtube.com/watch?v=VHrWO7KWciU  Astor Piazzolla Libertango (versión original)

La donna è tutto per il bambino molto piccolo che non può fare a meno della madre.  Ma qui il problema è il figlio. Il figlio è nulla, fonte di lacrime e sangue, è un essere repellente, intoccabile, un embrione neppure umano, orribile, mostruoso, deforme: come solo può essere un sé ferocemente odiato. L’idealizzazione mostra il suo secondo volto, o il proprio figlio.

Munch, L'erede o Eredità (1899), Oslo, Munch Museet

Munch, L’erede o Eredità (1899)

“In principio era il sesso”, scrive nel 1893 il poeta polacco Przybyszewski, amico di Strindberg e di Munch. Non è un inno alla gioia, si tratta piuttosto della denuncia di un’ossessione vertiginosa che segna profondamente l’esperienza artistica e letteraria della fine del secolo scorso. Con maggiore o minore consapevolezza, l’arte di quel periodo mette in scena la colpa, il desiderio e la paura, disocculta le emozioni oscure che insidiano la rispettabilità borghese, ostenta l’erotismo come una malattia interiore. L’atto di nascita della psicoanalisi nel 1900, quando viene pubblicata L’interpretazione dei sogni, in cui Freud formula la sua teoria dell’origine sessuale delle nevrosi, condensa lo spirito di un’epoca già ingorgata dall’intuizione che gli impulsi sessuali repressi governino, sotto mentite spoglie, azioni e movimenti.” (Di Stefano)

Melanie Klein propone l’ipotesi che esista una base comune per la potenza sessuale e per quella che lei chiama pulsione epistemofilica, dal momento che per l’inconscio “lo scoprire e il penetrare fisicamente nelle cose sono attività identiche”. Sostiene inoltre che la potenza sessuale sia la base necessaria allo sviluppo di un gran numero di attività, capacità e interessi creativi, poiché “un tale sviluppo dipende dal fatto che il pene si sia trasformato nel rappresentante dell’Io. Nei primi stadi della vita il maschietto considera il proprio pene come l’organo esecutivo del sadismo e perciò esso diventa il veicolo del suo originario senso di onnipotenza. Per questo motivo, e poiché, essendo un organo esterno, può essere esaminato e messo alla prova in vari modi, esso acquisisce per il bambino il significato e il valore del suo Io, delle sue funzioni dell’Io, della sua coscienza”

La Gordon, junghiana, scrive: “La funzione essenziale dell’Io è, ovviamente, quella di discriminare e discernere, e questo comporta anzitutto la distinzione tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori e ,di conseguenza, la distinzione –  e forse la scissione – di ciò che è buono da ciò che è cattivo, di ciò che è noto e familiare da ciò che è ignoto e non familiare, di ciò che è sicuro da ciò che è pericoloso e, soprattutto, di ciò che è reale da ciò che è frutto di fantasia. La principale funzione dell’Io consiste pertanto nell’instaurare e nel riconoscere dei confini e nel mediare le esperienze relative. Una volta che si siano stabiliti dei confini, una volta che l'”io” si sia differenziato dai “tutti”, può svilupparsi la consapevolezza di un “tu”. Possono allora formarsi delle relazioni. Sino a che non esiste una valida struttura dell’Io con validi confini dell’Io, si possono sperimentare soltanto la fusione o l’isolamento totale. La comunicazione e la relazione presuppongono invece la differenziazione”https://www.youtube.com/watch?v=h4ZyuULy9zs    Billie Holiday – Strange Fruit

Ella parte dal presupposto che esista un legame simbolico inconscio tra il pene e il ponte e sostiene che “come il pene fa da ponte tra il corpo dell’uomo e quello della donna, istaurando un legame tra le loro esistenze separate, così l’Io fa da tramite tra i processi psichici e il mondo esterno.” La Gordon ribadisce l’associazione simbolica del pene con l’Io suggerita da M. Klein e aggiunge  “Il cordone ombelicale che unisce il bambino alla madre deve trasformarsi nel pene-ponte che unisce uomo e donna”.  Un ponte che alberga il suo senso più antico e saldo, carnale e profondo, umido e caldo sul fiume impetuoso dell’emozione tutta intera che da rocce crepacci e altezze penetra e fluisce a valle consentendo alle rive di unirsi.  https://www.youtube.com/watch?v=nAB4vOkL6cE  Bruce Springsteen – The River

Anche molte pagine di Freud sembrano essere rappresentate visivamente negli stati d’animo che Munch, pittore che afferma la priorità assoluta della soggettività, traspone nei suoi quadri: “L’Io ritira la carica (preconscia) della rappresentazione istintuale da rimuovere, e la impiega per la produzione di dispiacere (angoscia) [……] Gli stati affettivi sono incorporati nella vita psichica come sottoprodotti di antichissimi avvenimenti traumatici, e vengono ridestati quali simboli mnemonici in situazioni simili [….] Nell’uomo, e nelle creature a lui vicine, sembra che l’atto di nascere, quale prima esperienza individuale d’angoscia, abbia prestato tratti caratteristici all’esperienza affettiva dell’angoscia” (Freud)

Quella di Edvard è una sessualità colpevole, in conflitto sanguinario e che trasferisce sulla donna i propri “peccati”, il proprio disprezzo, i propri tormenti psichici, la propria paura, la propria morte interiore. Ella è, per lui, la continua ansiosa minaccia, come minaccia costante è la malattia; ma non è una minaccia che viene dall’esterno, bensì dal suo cum-fligere interno, dal caotico e pressante desiderio del corpo e dal confuso, indissolubile mortifero legame amore/morte.

La donna per Munch è una bella gatta da pelare. La donna idealizzata è bianca “incolore”, di spalle, algida, virginea e distante, molto distante. Anche quando Munch le è appresso la lontananza è immensa: è una lontananza nel tempo, sonora e muta che implode e si trasforma in spazio. Più la donna si avvicina, desidera, si “colora” di emozioni e pulsioni sessuali e addirittura “si concede”, si apre all’amore, più Munch la devasta, l’imbruttisce, la volgarizza, la ritrae di malaffare, la trasforma in una “donnaccia” in tutti i sensi. Il sesso e la malattia “puzzano”, per Munch odorano di morte : il sesso corrompe e imputridisce l’ideale come la malattia corrompe e rende marcescente il corpo.

Fine parte quarta

tiziana Campodoni

di Alessandra Coscino #DonneInArte #donnedimunch :  https://storify.com/alecoscino/donneinarte-donnedimunch  che ringrazio affettuosamente insieme a tutte le persone che hanno contribuito.

p.s. abbiate pazienza, ci saranno ritardi … s’è rotto il computer e costa una fucilata! 🙂

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