Tag

, , , , , , , , , , ,

Parte terza

“Non dipingo quello che vedo ma quello che ho visto” (E.Munch)

Munch, The Death Bed, 1895

Munch, The Death Bed, 1895

Il primo amore di Edvard, la prima donna della sua vita, la madre, gli ha dato vicinanza e abbandono, eccitazione e malattia, soddisfazione e dolore, amore e morte.

Munch, Separazione 1896, Oslo, Munch Museet

Munch, Separazione 1896

In Munch adulto la donna è portatrice di piacere e dolore, di contatto e abbandono, di eccitazione e delusione, di vita e di morte con-fusi insieme, indistricabili come i lunghi capelli che avvinghiano, allacciano, si aggrovigliano come artigli di un uccello rapace al cuore dell’uomo facendolo sanguinare o ne avvolgono la testa legando, immobilizzando e imprigionando i pensieri, ma ancora e contemporaneamente, sanciscono distanze, abbandoni, separazione, dolore e morte. https://www.youtube.com/watch?v=6ftfR5PJgMQ  Bartók Béla, Rhapsody op.1, piano solo, Tibor Szász

Ceneri, o Dopo la caduta, mostra una fanciulla sgomenta e disperata forse a causa di qualcosa “successo prima” (di cui, però, “noi” non sappiamo nulla) o per aver provato piacere o desiderio, o perchè tutto ciò non è accaduto o non è stato come se l’aspettava… è discinta, stravolta mentre l’uomo, rannicchiato in posizione fetale nell’angolo sotto, perde i lineamenti del volto su cui torna, implacabile, a dominare il grigio e sembra schiacciato dalla vergogna, piegato sotto il peso della colpa. Egli, ancora legato alla seduzione, impigliato nei capelli di lei, è separato, distante, non sa soccorrerla, non sa darsi soccorso e l’ambientazione è fosca, minacciosa. E’ separato da quella stessa passione di cui dopo l’atto sessuale, per Munch “la caduta”, non resta traccia, da quella stessa passione che anziché unire divide, da quella stessa passione che quando diventa sessuale crolla sotto il peso della colpa, sancisce la fine della gioia, del piacere, dell’amore ed alimenta il tormento, l’abbandono, il dolore e “si difende” con la “degradazione”.          

Munch, Ceneri 1894

Munch, Ceneri (1894) Un quadro violento, drammatico, insanabile, lapidario. Sullo sfondo di una foresta spettrale un uomo e una donna ormai estranei, soli, distaccati : la rappresentazione visiva e vivissima dell’impossibilità di rapporto tra un uomo e una donna, al di là, forse, di quello erotico. Della tenerezza non v’è traccia. Mai.  https://www.youtube.com/watch?v=RPIkYIdMqPs  Pat Metheny With Charlie Haden – First Song (For Ruth)

E’ negli atteggiamenti esasperati, nei tratti scarni, severi mai compiacenti che vedo in Munch una lacerante solitudine, un’intima, malinconica, segreta, “muta” (e forse “ignota”) nostalgia per la “coppia”, per un uomo e una donna che possano amarsi. La vedo nella sua ribadita assenza, la vedo nella durezza e brutalità che mai si concede dolcezza, la vedo nel riserbo che assegna alla gentilezza e nel pudore di chi non cerca giustificazioni o assoluzioni di sorta.

Quando morì suo fratello Peter Andreas a soli trent’anni e appena sposato, Munch commentò impietosamente che era cagionevole, non era abbastanza forte, e non avrebbe retto la tensione che gli procurava il matrimonio. In realtà Peter morì di polmonite…ma noi sappiamo bene di chi parli il nostro artista : solo l’idea del rapporto di coppia travolge Munch.  https://www.youtube.com/watch?v=8SbUC-UaAxE   Guns N’ Roses – November Rain 


Munch, Gelosia (1898) collezione Rasmus Neyer

Munch, Gelosia (1898) 

Gelosia contiene indubbiamente l’aspetto voyeuristico, ma mette l’accento sull’uomo espulso dalla coppia alle proprie spalle: mette in primo piano “l’esclusione”. Sentimento antico questo: il bambino che si sente escluso dalla coppia originaria vive l’amore tra i genitori come “il peccato d’origine”, peccato di nascita, peccato di vita. Munch dipinge l’esclusione e il manto che avvolge Eva, la prima donna,  tramuta il corpo in vulva aperta. 

La sessualizzazione dell’oggetto perduto sembra essere l’ultimo e disperato tentativo di tenere in vita, erotizzandolo attraverso la gelosia – cioè ancora una volta attraverso la sofferenza, il dolore e il tormento mentalizzati –  un legame di cui non si può accettare la fine, una relazione ormai morta.  Ogni fine gli è intollerabile: l’abbandono per Munch è un dolore equivalente alla morte. 

Munch, La morte di Marat, 1907

 Munch, La morte di Marat, 1907

La morte di Marat rievoca la fine della tormentata relazione con Tulla Larsen, terminata con una violenta scenata, durante la quale egli si ferisce gravemente alla mano… strumento indispensabile per la sua arte, ma lui sembrerebbe offrire anche il talento in cambio del “ritorno” di “quella” donna: strapparsi da una donna equivale ad una amputazione, ad una grossa ferita La donna che se ne va è assassina, avanza implacabile, inespressiva, gelida mentre alle sue spalle  l’uomo, la sua vittima, giace insanguinato tra le lenzuola.

Munch, Vampiro (1893-1894) Oslo, Munch Museet 

 Munch, Vampiro (1893-1894)  https://www.youtube.com/watch?v=PR9_ZVJmeNE Carmelo Bene – Salomè (finale)

Il tormentato rapporto di Edvard con le donne è ben espresso dalle parole di Nietzsche “sempre con un piede nella tragedia che ti distrugge mentre t’incanta”. Le donne, nei quadri di Munch sono figure sempre pensose e avvolte da un’atmosfera di “sospensione” dalla realtà (non così le figure maschili di solito più reali) e non c’è dubbio che gli diano pensiero e siano sospese tra l’immaginario soggettivo e la loro esistenza oggettiva. Non più “deliziosa”, la donna è da temere, ella amministra vita e morte. La donna è un animale crudele che attira e respinge, è furba, egoista, malvagia, maleducata, sporca, incomprensibilmente feroce.

L’abbraccio amoroso è per Munch un abbraccio senza scampo che irretisce la mente, annebbia, avvolge o decapita la testa, toglie il fiato o strozza in gola come un singhiozzo rifiutato. La seduzione, potere distruttivo, come un ragno, cattura, annienta e divora l’uomo. Quello con la donna è un abbraccio mortale anche quando sembrerebbe non esserlo.  https://www.youtube.com/watch?v=P9XYYsMkrYg#t=82  Chet Baker – Embraceable You .

La morte nel letto non è solo il titolo di un quadro.  

Qui bisogna aprire un capitolo. E’ proprio dei bambini che hanno visto immagini inopportune d’accoppiamento (e che il Signore c’aiuti!) non poter distinguere se i due si fanno del bene o del male. Può, per esempio, conseguirne una straordinaria confusione amore e odio, tra relazione genitale adulta e pasto cannibalico infantile. Non credo sia un caso che uno dei personaggi che imperversano sulla scena horror e soprattutto intasano e ammorbano le menti degli adolescenti sia proprio il vampiro che per sopravvivere succhia “linfa vitale” dalla donna che ama, donna disperatamente desiderata e immancabilmente devitalizzata. E’ l’immagine di una sessualità nefasta, avida, distruttiva nella quale prevale il sofisticato conte succhiatore (il narcisismo infantile) dipendente, simbiotico, “tombeaur de femmes” che usa l’immatura sessualità per alimentare un sè onnipotente, autarchico e immortale. Pallido, ma immortale. Uno scambio mortifero in cui l’oggetto di culto viene dissanguato e contemporaneamente, però, trasformato in immortale, pallido ma immortale, oltre che cattivo e destinato a mandare avanti la catena del pallore. Dire che Dracula sia spettacolarmente alla ricerca di un sostituto materno è, francamente, acqua fresca. L’attrazione che gli adolescenti mostrano verso questo elegante, antico, aristocratico, notturno, innamoratissimo succhiatore rivela la loro disperata necessità di disimpastare la sessualità dalle componenti distruttive che portano con sè il terrore di annientare o essere annientati dall’ “altro” in amore, di cedere alla passione dove prevalga una sessualità amorosa, evoluta, simmetrica e consapevole e dove il morso sia solo un meraviglioso e appassionato bacio dato molto più forte.

Bisognerebbe saper leggere la realtà, bisognerebbe saper ascoltare “l’urlo” acerbo dei ragazzi, bisognerebbe farsi delle domande sulle giovani generazioni “vampirizzate”, banalizzate e poi castigate, bisognerebbe che il Ministero dell’Istruzione (della salute, delle politiche sociali, delle pari opportunità…continuo?) ci facesse un pensiero su, ma naturalmente ha cose ben più importanti da fare… come la buona scuola, per esempio.  https://www.youtube.com/watch?v=PhYR3DwgDJo            Passenger~Let her go

Torniamo a Munch che, come il conte, è affamato d’amore.

“Non dipingo quello che vedo” dichiara “ma quello che ho visto”

 Munch Il bacio (1897) Oslo, Munch Museet

Munch, Il bacio (1897)

Il bacio mostra gli amanti fusi in un solo corpo, ma non nella gioia e nel piacere reciproci, non nell’amore autentico, sano e vitale che rafforza, inorgoglisce e delinea due personalità, essi sono congiunti e con-fusi in una fosca e amara campana, in un risucchio reciproco, in una follia a due che annulla l’identità ed è un unico volto senza lineamenti che li unisce e li uccide. Amare è fondersi ed equivale per Munch alla perdita d’identità. E forse in Autoritratto con sigaretta, 1895, dove egli appare affascinante, sicuro di sè, enigmatico, irraggiungibile, genio affermato solitario incompreso dal mondo ma disinvolto e incurante… a sè bastante…  Munch si rappresenta come  vorrebbe essere ed “essere visto”. https://www.youtube.com/watch?v=jOSnOuIVsBE  D.Shostakovich – Waltz No.2 (from the Jazz Suite No.2)

Munch - self portrait with cigarette (1895)

“In ogni specie di amore (…) viene in luce anche qualcosa dell’amore materno”. Nietzsche

Fine terza parte

tiziana Campodoni

p.s. Segnalo il blog Tracce di jazz di Roberto Dell’Ava http://www.traccedijazz.it/index.php/blog (che siccome ha detto che son brava segnalerò a vita 🙂 ) e il Blog di Massimo Urbani http://jazzfromitaly.blogspot.it/2014/09/massimo-urbani-lavanguardia-e-nei.html#comment-form.

Prossima volta ricetta brasato al barolo 🙂

 

 

Annunci