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Argonauti 5 MapoftheVoyageoftheArgonauts
“La libertà significa responsabilità: ecco perché molti la temono.” (George Bernard Shaw)

Molti commentatori asseriscono che Giasone non ami il potere, che sia un antieroe ed è, in un certo senso, vero, ma egli non ama il potere in quanto responsabilità, che non tollera, in quanto assunzione di sé, della vita e del destino proprio e altrui. La sua dipendenza è il fondamento della sua amechania.
Giasone non sceglie per sé la potenza in quanto scomoda, ma gli piace l’operatività del potere e sceglie persone potenti da cui continuare a dipendere.https://www.youtube.com/watch?v=G4TBlPc18SM  (George Moustaki – Ma Liberté)

Con sgomento e “un grande stupore” (IV, 1673), rivolgendosi al padre Zeus, Apollonio Rodio si chiede se “la morte non giunga soltanto con le malattie e le ferite” (IV, 1674). Forse è così per Giasone: il suo naufragio, il suo disastro interno non si trasforma in un rivolgimento capace di una nuova vita, di nuovo punto di vista, una nuova consapevolezza, un nuovo vertice… semplicemente è e resta una catastrofe che ribadisce se stessa e per vie misteriose e segrete fragilità, offusca e acceca la coscienza ed equivale ad una degradazione interiore.
Ogni direttrice spaziale, come ogni consapevolezza e iniziativa, alla fine del poema sono perse e tutto sembra essere disseminato e avvolto nella casualità. Ma il caso ha l’oscuro, e oscurante, compito di nascondere e negare ciò cui si contrappone: la causalità, il potere buio e inconsapevole della circolarità e della ripetizione.

Il viaggio intero è caratterizzato dalla circolarità: termina dove ha avuto inizio. E noi, alla fine, quindi all’inizio, troviamo il sogno di Euferno: “Gli era sembrato che la zolla divina, che teneva sul seno, si bagnasse di candide gocce di latte, e dalla zolla, pur così piccola, ecco nasceva una donna, una fanciulla, ed egli si univa con lei, colpito da desiderio grandissimo, poi si pentiva come d’aver posseduto sua figlia, nutrita con il suo latte” (IV, 1733-1740).
Il linguaggio onirico descrive una polluzione e il rapporto sessuale desideratissimo con la fanciulla figlia/madre, un’unione colpevole che va, senza dubbio, punita. https://www.youtube.com/watch?v=lB6a-iD6ZOY (Sting – Fragile)

Non solo con le malattie e le ferite: “qualcuno anche lontano può farci del male” (IV, 1675). Non c’è sacrificio che si possa fare, né tempio che si possa erigere i quali possano placare la colpa funesta dell’incesto.
https://youtu.be/JItkRLVlf-c (Milena Sidorova – The spider “ПАУК”)

“La colpa è spesso al di là della pensabilità non può essere vista, né capita. Possiamo vederne gli effetti: la distruzione fisica, psicologica, la catastrofe, la paralisi, le punizioni che si infliggono a sé e agli altri”…“Essa colpisce la mente e il cuore, è fuori del tempo e dello spazio, disintegra il vissuto emotivo e destruttura la mente. Forse nessuna esperienza psichica ha un destino così segnato di proiezione, di occultamento, di mascheramento, di negazione” (T.Cancrini). Essa, attiva nel buio dell’inconscio, potentemente lavora per far male: anche da lontano, da molto lontano nel tempo. https://www.youtube.com/watch?v=IUAF3abGY2M  (Erik Satie: Gnossienne No. 1, 2, 3)

In Giasone la partenza non è scelta, è allontanamento forzato dagli affetti, dalla casa, dalla sicurezza, da ciò che è noto, dalla madre: da una madre troppo desiderata, colpevolmente desiderata, “nucleo caldo” che porta a vivere drammaticamente la figura paterna non come terzo portatore di logos e ordine, di consapevolezza e di realtà, bensì come figura minacciosa, ostile e castrante.

La colpa dà i suoi nefasti frutti e l’idealizzazione nata, forse, per evitare una realtà minore, meno dorata, finisce con l’impedire la verità e con l’instaurare la negazione di tutto ciò che prevede frustrazione, conflitto, dolore.

In Giasone il naufragio interiore conduce al fallimento dell’essere adulto.

Dal punto di vista sessuale il feticcio non comporta alcuna relazione con una persona, non è necessario impegnarsi, conoscerla, amarla, rispettarla, né è necessario che ella conosca, ami, rispetti e s’impegni… predomina l’estraneità.  https://www.youtube.com/watch?v=OddHP8_Em7s (M.Davis – Time after time)

Il feticcio può esserci sempre: non abbandona, non si arrabbia, non chiede nulla, non tradisce. Garantisce magicamente il piacere senza alcuna fatica né per sceglierlo, né per raggiungerlo, né per conservarlo, ma il prezzo da pagare è altissimo: perverte ogni relazione affettiva e ne sancisce la fine.

Col feticcio muore l’amore e la possibilità d’amare. Ciò che resta è un oggetto senza vita eroticamente investito e un dolore da scontare cieco, oscuro, inconscio, ignoto. https://www.youtube.com/watch?v=C3lWwBslWqg (Sting – Desert Rose)

Giasone vede il proprio dolore in Fineo, cui si rivolge con pena e partecipazione emotiva (rara in lui), cui vorrebbe “ridare la luce degli occhi” (II, 441) “tanto quanto desidera tornare nella sua casa” (II, 442); ma Fineo vuole morire: “quando sarò morto avrò tutto il mio bene” (II, 447). https://www.youtube.com/watch?v=B2L1Xaaoyc4  (M.Davis, In A Silent Way)

L’indovino, come spesso accade nel racconto mitologico, rappresenta colui che ha veduto troppo o che ha visto ciò che non doveva vedere: la colpa lo acceca. “Fineo vede ciò che non può essere visto e non vede più ciò che è visibile”, la sua capacità di divinazione sostituisce ciò che non c’è più, la vista, e contemporaneamente rinnega tale mutilazione con una vista maggiore che solo pochissimi eletti possiedono: una rarità. Come il vello, come il feticcio.
Il cerchio si chiude, tragicamente, dove ha avuto inizio: “Lietamente sbarcarono alla riva di Pagase” (IV, 1781).
https://www.youtube.com/watch?v=4SEslkm-epU  (P.P.Pasolini – Medea ,1969)
Di ogni personaggio si potrebbe dire qualcosa, costruire un altro racconto: Medea che ha così poca stima di sé da usare ogni mezzo: il tradimento, il fratricidio, la stregoneria per essere “amata”, oppure la madre che nutre dentro un dolore esagerato, un’insoddisfazione incolmabile e fa del figlio il proprio pene, un possesso, un uso privato… o il re, Pelia, che per salvare il potere manda a morte il nipote … ma, come dice Madame de Staël, “la voce della coscienza è così sottile che è facile soffocarla; ma è così pura che è impossibile confonderla”. https://www.youtube.com/watch?v=9aRKZFR5imM  (Leonard Cohen – Famous Blue Raincoat)

Di ognuno di loro come di ognuno di noi si potrebbe narrare, comporre una storia perché così è la vita, perché nessuno “sa” sempre “quello che fa” o perché, forse, come dice Marco Aurelio, in un modo o nell’altro, “si fa sempre naufragio” (M. Yourcenar)  https://www.youtube.com/watch?v=YrLk4vdY28Q (Leonard Cohen – Hallelujah)


https://www.youtube.com/watch?v=gsq8p1n9QdU  (Greece: Ultimo concerto della National Simphony Orchestra, 2013 )

…a mio padre

tiziana Campodoni

p.s. un grazie argonautico a Luca B. Fornaroli per il prezioso scambio musicale, inoltre interamente sua è la galleria Magritte.

 

 

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