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John William Waterhouse, Giasone e Medea.

 

“Non esiste una dipendenza reale nel senso d’amore e interesse vero per l’oggetto ideale. A livello profondo la persona idealizzata viene trattata in modo possessivo, spietato, come un’estensione di se stessi” (F.Kernberg) https://www.youtube.com/watch?v=oYXjk_qn3cQ Pina Bausch, Cafe Muller (v2)

Giasone e Medea devono sposarsi, ma non in patria, non tra gli affetti e neppure alla luce del sole. La loro è un’unione “staccata”, segreta e coatta che si consuma in fretta, di nascosto, circondata dalle armi e in un “antro” buio come il regno dei morti. In una “grotta” (IV, 1153) “stendono il grande letto nuziale e sopra vi gettano il vello d’oro fulgente” (IV, 1141) che li circonda di una “luce di fuoco” (IV, 1145) ed è il vello non l’amore, è il vello non il desiderio, non l’amato ne’ l’amata, è il vello non il piacere, “che accende il desiderio nei loro occhi” (IV, 1147).http://www.youtube.com/watch?v=7nVmFlSV1ok&feature=youtu.be (F.Liszt -Totentanz – Danse macabre)

“Stirpe infelice” questa “che non può entrare nella gioia con piede sicuro; sempre l’amaro dolore s’insinua in mezzo ai momenti del piacere” (IV, 1165): “il bisogno li spinge ad unirsi” (IV, 1164) e “la paura li possiede” (IV, 1169).
Il talamo nuziale è emblematico: in esso si concretizza la polarità amore/guerra, amore/morte.

Si vede bene nell’episodio di Cizico introdotto da una tortuosa descrizione topografica che sembra voler “impedire”, ritardare il racconto e, più che segnalare la complessità geografica del luogo, indica una forte resistenza psicologica. Ebbene l’incontro con Cizico mette subito in evidenza un matrimonio, recentissimo, del biondo re adolescente con Clite “dai bei capelli” (IV, 975)
http://www.youtube.com/watch?v=BgZ4ammawyI
  (U2, One).

Cizico “da poco l’aveva condotta dalla casa del padre” (IV, 976) alla propria, tuttavia lascia il talamo della sposa e prende parte al banchetto allestito per festeggiare “tutti insieme, in amicizia” (IV, 961) gli Argonauti
http://www.youtube.com/watch?v=Q3uAp3I2_Jc  (M.Monk – Double Fiesta live with N.Tilles) , i quali poi riprendono il mare.
“Per tutto il giorno Argo corre con le sue vele” (IV, 1015; IV, 203), “ma giunta la notte, il vento cessa e le tempeste contrarie li riportano indietro” (IV, 1019); “sbarcano in piena notte e nessuno capisce che l’isola è la stessa (IV, 1020) : quella degli amici che avevano appena lasciato. https://www.youtube.com/watch?v=OMmeNsmQaFw (T.Monk – Round About Midnight)

Indossano le armi, incrociano le lance e gli scudi, ingaggiano combattimenti. Giasone, ed è l’unica azione bellica che compie, si slancia contro Cizico e “lo colpisce in mezzo petto” (IV, 1033) lasciandolo “riverso nel sangue e nella polvere” (IV, 1056). Cizico non potrà più “tornare alla casa ed al letto nuziale” (IV, 1030). Clite, si ucciderà.http://www.youtube.com/watch?v=QsxHuW26rc8 (M.Nyman, The sacrifice, The piano)

Non si può non sottolineare che l’episodio si apre e si chiude su un letto nuziale, su una giovane coppia, sulla sessualità adulta, che richiama ancora una volta le “colombe che fuggono in stormo dagli sparvieri veloci” (IV, 1049) e che contiene prima amore, ospitalità, gioia e amicizia le quali poi si tramutano “ciecamente”, o inconsciamente, in angoscia, guerra odio e morte.
L’infausto “errore”, l’elemento che scatena l’inspiegabile è il buio nel quale piombano Argo e Giasone: metafore illimitate di cecità (già introdotta da Fineo) e impotenza, e dell’inconsapevole ritorno o della tragica coazione a ripetere.

Il buio coincide con il non vedere, il non sapere, il non riconoscere, non poter tollerare… e non c’è struttura verbale o di pensiero che si opponga al potere invidioso, quasi fobico, di quel tremendo, buio e cieco inconscio. Esso, cui sembra di poter sfuggire a gonfie vele alla luce del giorno, nel buio torna, come un destino torna, e “all’oscuro” degli uomini ineluttabilmente si compie.

Oscurità inconscia, “notte funesta” (IV, 1695) come “funesto” (IV, 445) è definito “l’amore, grande sventura, abominio degli uomini” (IV, 445) perché da lui “nascono le contese mortali, i gemiti ed i travagli e ancora si agitano infiniti dolori” (IV, 446 e 585). “Notte tremenda che non penetrano gli astri, né i raggi di luna” (IV, 1696 e 709), “un nero abisso caduto dal cielo o una tenebra sorta dai recessi profondi” (IV, 1697).
http://www.youtube.com/watch?v=nMFLct2laqw (M.Monk – Book of Days (1988)

In quella notte profonda come nella cecità inconscia, l’uomo è “disperato” (IV, 1701) non sa neppure se “naviga sopra le acque o nel regno dei morti” (IV, 1699), “piange angosciato” (IV, 1703) “senza capire dove” quel buio “lo sta portando” (IV, 1701): non potrebbero essere espresse meglio la confusione, la perdita di contatto con la realtà, l’inconsapevolezza, il dolore.

Forse la verità è che Giasone non è mai partito, non è mai stato autenticamente in viaggio. E’ vero che il progetto non è il suo e, in qualche modo, lo subisce, ma non accettandolo egli diventa impermeabile alle esperienze, alla scoperta, al cambiamento e, in qualche modo, rinuncia alla dimensone adulta. Il suo è un viaggio circolare intrapreso con la precisa determinazione che la sola meta significativa sia quella abbandonata alla partenza: “a me basterà la mia patria, con il consenso di Pelia” (I, 902) dice a Issipile salendo “sulla nave per primo” (I, 910).

Giasone vuole solo tornare a casa; ma per tornare è necessario essere partiti e partire significa sopportare il distacco, significa individuarsi e definirsi, diventare autonomi; significa essere madre e padre di se stessi, scoprirsi forte nel coraggio ed essere umano limitato e “monco” che soffre, teme, rischia, perde, che fa i conti con sé e i propri limiti, con la realtà e comunque uomo che ama, capace di ritrovare, simbolicamente, in ogni oggetto d’amore l’oggetto perduto.

Ma Giasone non ha che uno scarso, “contratto” e scarno spazio per l’amore per il quale ha poca considerazione e pochissimo interesse.
Sembra che Giasone non abbia potuto separarsi dall’abbraccio della madre e, ciecamente, continua a guardare verso casa. Egli rivuole esattamente quel che aveva prima…o quel che credeva d’avere.

La presenza dell’ideale del ritorno non si definisce come tensione emotiva, consapevolezza, come attivazione affettiva e mentale orientata verso la conquista del ritorno, non rappresenta la messa in opera dell’ingegno per controllare gli eventi, dominare gli strumenti, non comporta il recupero del pensiero, delle sensazioni, dell’ affetto, del nòos, del nòstos come per Odisseo, essa ribadisce ostinatamente se stessa e il concetto materno dell’inutilità dell’impresa. http://www.youtube.com/watch?v=0mnrHf7p0jM  (F. Schubert- Unfinished, Symphony No.8)

E infatti, per Giasone, il viaggio è inutile; non può accettare la realtà, la aggira, la raggira, la idealizza, la sostituisce, la rifiuta, la nega e la sua vita si organizza attorno a nuclei di negazione e negatività. https://www.youtube.com/watch?v=6KEP3SKJQgM (Στιγμιοτυπα απο τη ΜΗΔΕΙΑ /2 Dimitris Papaioannou)

Fine quarta parte

tiziana Campodoni

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