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picasso , Le gourmet, 1901 Picasso,Pablo (1881-1973) National Gallery,

“Non è certo un atto di fierezza e di coraggio guardare in faccia i cari dopo averli maltrattati: è soltanto la peggiore malattia che è fra gli uomini, si chiama spudoratezza” (Euripide, Medea)

Ho provato ad ascoltare i “dibattiti politici” in televisione… E’ immorale l’urlo continuo rovesciato sul capo della gente perbene che lavora e fa fatica ad arrivare alla fine del mese o non lavora e fa fatica anche ad iniziarlo il mese. E’ maleducato il darsi sulla voce insegnando che chi urla più forte “si prende” la ragione  soffocando la voce altrui  e la voce di chi non ha voce e  non ha nessuno che metta voce per lui. Sono stanca di politiche da stadio,  esibizionismi,  di “facciamo a chi ce l’ha più lungo”, di volgarità incommensurabili, di abissali ignoranze, di connivenze sulla pelle delle persone. https://www.youtube.com/watch?v=M4Mq2T04u-k&hd=1   (F.De Gregori, Leva calcistica della classe ’68. E aggiungo : questo dovrebbe essere il “calcio”!!!! )
Sono stanca delle parolacce, degli insulti, dell’ “uso che si fa di ogni cosa” rinnegando i fatti, rimaneggiando la realtà, manipolando e sfruttando le persone,  il dolore, le stesse parole e il deterioramento di questo Paese che proprio non riesce ad imparare dal passato e si costringere a ripetere sempre, sempre gli stessi errori. https://www.youtube.com/watch?v=B8EBWfU-I9A&hd=1  (E.Jannacci, Vincenzina e la fabbrica).

Sono stanca di chi si allea per rabbia, per rancore, per odio non risolto e non pensa, non valuta, non ha in mente un progetto. Sono stanca di mascalzoni, ladri, bugiardi, evasori , corrotti e corruttori e di come continuino ad apparire, come nulla fosse, sugli schermi, di come  continuino a dire a “noi”, che siamo allo stremo, come si vive, come si pensa,  come si ama, come si luccica, come si vince!!! Mi sento male ogni volta che penso ad un disoccupato che si sente pure rampognare in diretta. Mi vergogno come quando incontro un signore che mendica: nessuno dev’essere messo in condizione di chiedere l’elemosina; siamo noi ad aver fallito, vorrei chiedere scusa e nessun obolo può togliermi il rossore dalla faccia.  https://www.youtube.com/watch?v=JdYxpotwfd8&hd=1     (Sandro Pertini risponde a Berlusconi che lo chiama in causa spudoratamente. “Onestà e coraggio”).

Sono stanca di vedere donne uccise e martoriate ma intanto continuiamo a vedere, apprezzare, essere eccitati da sederi all’aria, da bieche seduzioni, da perverse mentalizzazioni. Sono stanca di vedere  bimbi affamati, piangenti, abbandonati, feriti, uccisi, devastati:  mi sono aspettata a lungo una “rivolta” “umana” contro queste infamie, ma sono anni che li vedo in TV , cambiano i bambini non la loro sofferenza e  noi continuiamo a “fare melina” e a spararle grosse.  Allora:  o mi dai un bimbo in adozione anche se non sono sposata  e io imparo ad amarlo, lo allevo e provo a far qualcosa di utile per lui (e per me) oppure non me lo fai più vedere disperato… perchè questo è sadismo! https://www.youtube.com/watch?v=-1tY1lp81D8&hd=1 (F.de Gregori, Adelante, adelante).  https://www.youtube.com/watch?v=_YDKxJcgPEE (Francesco Guccini , Eskimo)

Non sopporto  l’impotenza in cui ci hanno cacciato e che noi abbiamo accettato “facendo finta di non vedere” chiudendo la nostra coscienza in chissà quale segreto cassetto, mettendo dolore ed indignazione in un qualche anfratto bugiardo e infantile in attesa di un “compenso”… da parte di chi? Chi ti chiede la cecità non potrà che darti un paio di occhiali neri.  Siamo davvero diventati così stupidi? https://www.youtube.com/watch?v=Y27o-7U13OA&hd=1  (F.De Gregori, Viva l’Italia)  Non amo le urla di Grillo, la frettolosa superficialità di Renzi, non mi piace chi ama il potere e chi ama il danaro : non mi piacciono i “leader”,  non mi piacciono le folle osannanti, amo i luoghi poco frequentati, il mare d’inverno, il pudore, la verità anche se fa male,  le parole d’amore sussurrate.

Non mi piace l’inconsistenza… la doppia morale, non mi piace la strategia,  non mi piace l’arroganza, non mi piace la menzogna…l’irresponsabilità e non mi piace la grettezza d’animo. Continuo a sentirmi dalla parte degli ultimi, dei deboli, di chi non ha più occhi per piangere, di chi difende la libertà e i diritti di tutte le persone e non per interesse personale, ma per assunzione sentita condivisa e posta in essere  di ciò che è giusto.  Il mondo si cambia cambiandolo davvero, però serve rigore morale, serietà e un pensare profondo, pacato,  efficace che accolga  libertà e giustizia sociale come inseparabili e che non si compiaccia di se stesso. L’onnipotenza si “erge” ( e intendo, anche, proprio “quella” erezione, quella che  “si dice solo parlando di monumenti” come scrive Flaubert, nel Dizionario dei luoghi comuni) sull’assoluta impotenzaE l’idealizzazione si nutre  di un abissale disprezzo, si fa bella sull’orrore, si eleva a mistica  ebbra di fanatismo. https://www.youtube.com/watch?v=4Ekmrfm-1O4&hd=1 (E.Jannacci, Quelli che…)

https://www.youtube.com/watch?v=zXwZrlGxaXc (Francesco Guccini, L’avvelenata). Sono insopportabile,  lo so.  Anche a me. https://www.youtube.com/watch?v=QDrTcVjn5fY&hd=1   ( F.Guccini, Incontro)

Non era l’età da rottamare, caro Renzi, era la corruzione, l’evasione, gli ignobili privilegi, l’ingiustizia sociale, la mercificazione dell’uomo, la disoccupazione, l’interesse privato sopra ogni cosa compresa la vita delle persone che le tasse le pagano e le pagano anche per chi non le ha pagate mai  (e basta con ‘sta storia di chi non ha voglia di lavorare: si applichino le regole che ci sono, altro che cancellare l’articolo 18!), l’immagine al posto della sostanza, lo spettacolo al posto della realtà,  la modalità mafiosa di “quelli che stanno con me”, le mazzette, le menzogne, le false illusioni e anche Lei… non foss’altro per la parte piena di disonore che ha tenuto nei confronti di Enrico Letta. Era sufficiente per rendersi conto che Lei non è diverso.

Fatto sta che dando le spalle alla TV e agli schiamazzi che  scodella quotidianamente mi sono ritrovata a pensare ad un altro naufragio, un grosso naufragio del nostro secolo, e dove, ancora una volta, l’idealizzazione ha messo lo zampino.

Simbolo di ricchezza e onnipotenza, delle sconfinate capacità dell’uomo, del progresso, del positivismo; era nella mente di tutti come la nave più sicura, più grande e più scintillante e, quindi, inaffondabile.
Non aveva bisogno di nulla; non c’era stato neppure bisogno di dotarla di binocoli con la veletta, eppure di notte, a zero gradi, a grande velocità, in mare aperto è quasi impossibile scrutare il mare senza proteggere bene gli occhi.
Non c’erano neanche scialuppe sufficienti. Perchè spendere  danari per la sicurezza? Non avrebbe mai potuto essere in pericolo!
In un’epoca che vedeva le nascite di grandi dinastie, da quelle ferroviarie a quelle navali, ancora un viaggio verso il nuovo mondo, verso un futuro migliore su quell’enorme, veloce e sontuoso oggetto galleggiante che l’uomo aveva costruito sul quale anche i poveri potevano illusoriamente godere delle piccole gioie terrene, del riflesso degli specchi e degli argenti alloggiati nelle loro cabine di terza classe che erano belle come quelle di prima di altre navi.
Non ha bisogno di niente e di nessuno, e non tiene conto dei ripetuti messaggi d’allarme inviatigli da altre navi che informavano della concreta possibilità di incontrare iceberg e invitavano alla prudenza.
Il capitano Edward Smith, forse anche sotto la pressione della compagnia navale, ma non lo sapremo mai perché il giornale di bordo è scomparso, porta la nave alla massima velocità e non ascolta gli appelli che raccomandano di ridurre la velocità in quelle acque così insidiose.
Si balla,  si suona,  si cena,  si chiacchiera sul Titanic tutto illuminato, senza  pensare minimamente al pericolo, senza alcuna consapevolezza della realtà e del disastro imminenti. Alle 00,15 di una notte tranquilla col mare calmo e senza luna,  all’improvviso si scorge un’ombra nera, ormai terribilmente vicina:  a nulla serve mandare i motori indietro tutta e virare a quella velocità.
Una fiancata dell’invincibile Titanic si schianta contro l’iceberg e comincia ad imbarcare acqua:  da lì a due ore l’avrebbe affondato, lasciando in superficie una distesa di corpi senza vita. Spaventosa la quantità di morti, due terzi dei passeggeri, e spaventose le differenze tra le percentuali di sopravvissuti : il 70% della prima classe, il 30% della terza i cui passeggeri dovevano percorrere un lungo e tortuoso tragitto per raggiungere le scialuppe. https://www.youtube.com/watch?v=O-7wE4R98l8&hd=1(F.De Gregori, Titanic)

Questo il vero volto dell’idealizzazione.
La grande illusione porta con sé la grande delusione, la caduta, il naufragio. Da simbolo di potenza il Titanic diventa la ferita del Novecento, nulla rispetto a quella del 1914 alla prima guerra mondiale.
Quel simbolo collettivo, persistente tutt’oggi nell’immaginario e nella cultura dei nostri giorni  sopravvive ancora e ancora come nave inaffondabile, come negazione di quelle delusioni, in un numero elevatissimo di miti, storie, leggende e fantasie che lo ridefiniscono come oggetto immortale, sacro… Basti pensare alla filmografia sul Titanic … che, invece, ha annegato storie e vite individuali in un unico, comune destino. Noi siamo geniali quando si tratta di schierare “le difese” per evitare di prendere atto della realtà, per evitare il vero, per evitare di guardarci in faccia sul serio. Ma quando  realtà e verità  diventano nemiche da combattere, non siamo più nel campo della politica o della marina:  siamo nel campo della patologia.

E ancora negazione.
Il Titanic sarebbe stato davvero inaffondabile ed invincibile, ma era sottoposto ad una maledizione: aveva a bordo un diamante di trenta carati causa di rovina e morte di ogni suo possessore… oppure trasportava una mummia egizia la cui radioattività avrebbe fatto impazzire l’equipaggio; o, ancora, i numeri scritti sul Titanic se letti a rovescio danno  luogo  alla  scritta  nopope,  cioè  nave  senza  benedizione …  per  citarne  solo alcune.
Vi è anche la teoria di due giornalisti secondo i quali non si sarebbe trattato affatto del Titanic, bensì dell’Olimpic, la gemella più vecchia e malconcia …
Il mito a posteriori racconta di un’orchestra che avrebbe continuato a suonare mentre la nave affondava, a suonare come se quello che stava accadendo fosse la scenografia irreale di un teatro e non lo scenario reale di un naufragio.
Certo è che furono 705 i superstiti: un terzo dei passeggeri partiti dall’Inghilterra verso l’America in un viaggio che non si compirà mai.
C’è sempre chi produce e alimenta illusioni, c’è chi ha bisogno di illusioni per vivere e c’è chi si arricchisce anche sulle delusioni.

La “Titanic Inc.” è attualmente una società quotata in borsa, che vive sul naufragio, sui relitti, sui reperti, sulle ipotesi, sui miti e sulle fantasie riguardo al Titanic: vive sul disastro, sul dolore, sulle 1550 vite spezzate, su un’inaccettabile delusione collettiva.
Giorgio Cusatelli in Naufragi di morte, naufragi di vita , cita Pierre Chaunu, che insiste su quella che definisce “logica dell’imprevedibile”  che sottolinea l’importanza del fattore umano e si chiede cosa possa indurre l’uomo a imprese così pericolose.
Cusatelli ritiene vadano ricercate “aperture e partecipazioni all’aspetto psicologico dell’avventura marina” perché “meritano di essere considerate come un passaggio verso la sterminata dimensione letteraria di cui essa risulta oggetto e che via via si è identificata lungo i secoli con il concetto di infinito e con interpretazioni mitico-religiose” .
Egli scrive:
“Il più alto punto di sviluppo delle costruzioni navali risulta raggiunto nel XIX e XX secolo, con l’avvento della navigazione a vapore e di più aggiornati strumenti di comunicazione a distanza; coincide con ciò una eccezionale frequenza dei viaggi mercantili e delle cosiddette «crociere», importanti stimoli, queste ultime, all’affermazione di una letteratura di intrattenimento posta sotto il segno dell’esotico; inevitabilmente, per tale via, si sono diffusi, intorno al naufragio, certi caratteristici assunti della mentalità di massa opportunamente commercializzati dal meccanismo para-culturale. Vien voglia al proposito di menzionare il naufragio del Titanic, la più grande catastrofe marittima di tutti i tempi costata più di 1500 vittime; e di dar spazio direttamente al parere di un esperto: «Questo dramma del 15 aprile 1912 ha provocato, per la sua gravità, vaste polemiche in quanto rimetteva bruscamente in discussione il mito del progresso tecnologico senza confini che avrebbe dovuto eliminare definitivamente ogni rischio. Non si era forse ripetuto sino alla noia che la nave era in sommergibile e che tutto era stato studiato per renderla tale? Nulla di ciò, in effetti. Per 46.000 tonnellate e 270 metri di lunghezza, il Titanic non disponeva che di sedici compartimenti stagni, assolutamente insufficienti ad assicurare, in caso d’incidente, un adeguato galleggiamento (la successione degli eventi l’avrebbe dimostrato anche troppo). Inoltre quei comportamenti non erano certo abbastanza stagni, giacché non arrivavano al ponte superiore e s’arrestavano ad un’altezza di poco maggiore alla linea di galleggiamento, mentre la chiglia era stata fabbricata con un acciaio scadente e soggetto ad incrinarsi. Per troppa sicurezza di sé i realizzatori avevano previsto delle pompe di getto insufficiente e solo un numero ridotto di scialuppe di salvataggio; anche l’impianto radio si rivelò modesto. Grazie ai lavori effettuati recentemente sul relitto, oggi siamo meglio in grado di conoscere le cause della catastrofe: velocità eccessiva in una zona pericolosa per nebbia e per la presenza di iceberg […]. Il disastro fu dunque determinato da un insieme di cause, ora tecniche, ora inerenti al mezzo, ora umane: evidentemente fu estrema imprudenza immettersi, alla velocità di 22 nodi, nel banco di nebbia, nel cuore di una zona molto pericolosa» ”. https://www.youtube.com/watch?v=SYP-peE57Hg&hd=1 (F. De Andrè, Tutti morimmo a stento)
Sarebbe interessante analizzare un po’ il concetto di viaggio moderno: esso si orienta sempre più verso il mezzo più veloce, l’aereo. Ebbene l’aereo è precisamente un simbolo (oltre che fallico, naturalmente) di onnipotenza e negazione. In breve porta ovunque e ovunque porti, porta sempre nello stesso luogo, un non-luogo, perché gli aeroporti sono tutti uguali e l’esperienza umana di viaggio non esiste perché nella velocità l’uomo perde, o non acquisisce, la concezione e la coscienza di avvicinamento, di ambientazione, di ospitalità, attitudine alla conoscenza umile di luoghi e uomini diversi. Come per incanto, come un dio, egli si trova “altrove” senza aver fatto in realtà, alcuna fatica, senza aver visto alcuna trasformazione, senza aver potuto “pensare” al percorso e “durante” il percorso,  senza aver messo in “forse” niente di sé.  https://www.youtube.com/watch?v=-RR_iRdCtuk&hd=1  (Banco del Mutuo Soccorso, 750,000 Anni Fa L’amore )

Allora rileggere “la distanza”, “il percorso”, punti di partenza e d’arrivo può essere utile… La distanza in sé non è né buona né cattiva, né giusta né sbagliata ciò che la qualifica sono i contenuti e le modalità di tale distanza ed essi dipendono dalle caratteristiche, dalla storia, dalle scelte e dal valore dagli uomini che la abitano. E’ il luogo dove l’oscillazione tra due consuete (e normali, quando lo sono) posizioni, paranoide/depressiva, costellazioni di angosce, impulsi e difese, inseparabili, sovrapponibili e fluttuanti radica il meccanismo di base del pensiero: essa descrive “lo spostamento da uno stato di caos ad uno stato di coerenza che si sviluppa attraverso la messa in opera di un fatto selezionato capace di integrazione e verità spontanea” (Bion). https://www.youtube.com/watch?v=OzbDUbu1lMM&hd=1   (P.F.M., Impressioni di settembre).

“Abitare la distanza” (P.A.Rovatti) significa poter guardare gli aspetti dolorosi di noi stessi e della vita senza aderire a tragiche identificazioni che, con movimento a spirale, inabissano; significa rinunciare all’irrigidimento dell’idealizzazione che “fissa” il pensiero e imprigiona il sé; significa poter perdere ma, soprattutto, saper vincere “senza vittoria”; significa essere coinvolti e partecipi ma, contemporaneamente, capaci di libertà interiore, significa sospendere il giudizio sulle cose, su di sé, sugli altri (che spesso è un pre-giudizio) e cogliere le relazioni. https://www.youtube.com/watch?v=OealMMODllI&hd=1    (Banco del Mutuo Soccorso, Non mi rompete).  Abitare la distanza significa tollerare la frustrazione, l’instabilità, la precarietà, la diversità; significa “sopportare la distanza” e consentire, così, anche la vicinanza senza scivolare nell’insania: nel conflitto che ha come risultato l’espulsione o la fusione nell’annullamento totale. In questo senso è contenitore di equilibrio mentale e metafora dell’esistere.  Rimettiamoci in cammino con i nostri stracci, con i nostri passi, con i nostri pezzi e ricominciamo a pensare. E togliamo lo sguardo da chi autenticità  e realtà  nega… nega anche noi, i problemi reali, la loro risoluzione, la nostra stessa  esistenza.  Il ritorno è possibile quando è ritrovamento, quando contiene l’esperienza del viaggio e getta uno sguardo nuovo su ogni realtà: quella fuori e quella dentro.  Siamo mortali : una ragione importante per non sprecare l’esistenza. Non ricuciamo abiti invisibili su re nudi … Riprendiamoci l’innocenza, sgraniamo gli occhi, accendiamo la luce  e spezziamo l’incantesimo, come fa il bimbo della fiaba di Andersen“il re non ha niente addosso”. Punto.

Perchè, come dice Pascal,  “siamo tutti imbarcati“. 

https://www.youtube.com/watch?v=FUxrJAM9px0&hd=1 (Paolo Conte, Boogie)

Venti di guerra spirano nel mondo e mi spaventano: razzismi, fanatismi religiosi…E non è vero caro papa Francesco che se uno offende tua madre puoi reagire con un pugno! L’offesa è di chi la fa! E ci sarà da riflettere se “A tali abissi di malvagità la religione ha potuto trascinare gli uomini”- Lucrezio, De rerum natura – Tutti abbiamo da riflettere a lungo, anche sull’origine e l’uso  della religione perchè ammesso che la religione non sia “l’oppio dei popoli” (K.Marx), potrebbe almeno aiutare l’uomo ad essere più buono.  https://www.youtube.com/watch?v=j1jxFGDXlC4  (Federico Fellini – 8½ – perché non sa voler bene). Tutti abbiamo da rivedere molto, da capire, da studiare perchè la cultura è sempre stata lì a nostra disposizione e queste cose le sa, ma noi…niente…”di coccio”…telenovele che non si possono guardare, pensieri già pensati da altri, vantaggio personale, valori zero… tutti in vendita, anzi in saldo ormai! Mi hanno ammutolito le dichiarazioni dei giovani assunti Fiat Melfi: comprendo la loro gioia nell’avere un lavoro (vorrei non essere equivocata e sono contenta per loro), ma l’atteggiamento era quello di “sottomissione” al padrone delle ferriere e neppure in una tasca segreta o nello stramaledetto risvolto dei calzoni, c’era scritta la sacrosanta parola “diritto”. Grazie a tutti per aver reso le nostre vite insopportabili, per aver eliminato la dignità che rende orgogliosi di lavorare, per aver disprezzato e deluso i giovani invece di fortificarli e arricchirli di valori, per aver impoverito la scuola, sfiancato gl’insegnanti, massacrato il diritto alla salute e abbassato il livello di intelligenza media a furia di scemenze, banalità, pettegolezzi e menzogne. E per averci quasi convinto che tutto sia inutile… Ma sì…risaliamo tutti sulla giostra! https://www.youtube.com/watch?v=Vb77JICtSP0  Federico Fellini (buon compleanno), Il Finale – 8 ½ -1962. Venti di guerra spirano all’orizzone e mi spaventano, ma, da pacifista, continuo a sperare che “una risata vi seppellirà”. https://www.youtube.com/watch?v=pdAjmbh3ftk

 

tiziana Campodoni

Pubblicato su http://blue-moon.comunita.unita.it  21 maggio 2014, modificato “mo’ ” … che mi piace perchè il dialetto napoletano mi fa venire in mente Massimo Troisi e che sempre sbagliato è, comunque tu lo scriva. 🙂

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