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Parte terza

“Guardatevi da quell’indole odiosa, feroce, che è tutta piena di sè” (Euripide, Medea)

Vi è mai successo che  qualcuno vi parli  dell’amore “suo”, del coniuge, dell’amante… e voi  non riuscite a distinguere, a “riconoscere” quella persona nel racconto? Una persona “diversa”, un’altra persona… Differenti opinioni? Possibile. Capita anche che  gli amori, uno dopo l’altro, vengano descritti tutti nello stesso modo… e somiglino a ciò che chi racconta vorrebbe fossero, insomma un amore “immaginato”, oppure somiglino a quel che il narrante stesso vorrebbe essere, una specie di “io ideale” (sorvolo sul fatto che spesso somigliano a telenovele anche nel linguaggio usato – come scriveva Sciascia, “l’italiano non è l’italiano: è il ragionare”– e sull’ irritazione cutanea che mi assale  appena sento l’immancabile aggettivo “solare” puntuale come una disgrazia) https://www.youtube.com/watch?v=-EAV4U7y7jA  (Paolo Conte, Come di).  E’ la realtà che manca.  Si capisce bene allora come mai  “Jack gli squartatori” vengano descritti da vicini e parenti, penosamente intervistati dopo orrendi fatti di cronaca, come persone “solari”, gentili, riservate … che aiutavano le vecchiette, portavano le borse della spesa, carezzavano i cani. Nessuno se lo aspettava. Nessuno sospettava nulla. Delle due l’una: o sono tutti improvvisi e imprevedibili attacchi di pazzia (e comunque dobbiamo chiederci perchè) e le persone sono dei “condomini” d’identità separate che neppure si salutano sul pianerottolo o noi non siamo più capaci di “vedere”, leggere, riconoscere la realtà.https://www.youtube.com/watch?v=GkanqxP3jmg  (Paolo Conte, Come mi vuoi?).  Ma quando la realtà manca, o peggio, è una “nemica”  ci troviamo nel campo dell’insania, non della libertà di opinione: “inventarsi la realtà” si chiama delirio e  “faccio e dico quel che mi pare”  si chiama delirio  d’onnipotenza che naturalmente “si erge” su una profonda impotenza: per citare Moravia “sotto apparenze scintillanti e astratte, si celano, a ben guardare, la noia, il disgusto, l’impotenza, l’irrealtà”. http://www.youtube.com/watch?v=hmQHm4nnYL4 (“Far finta di essere sani”, G.Gaber 1973)

Succede anche con i bambini: non è raro che adulti parlino di un bimbo (anche del proprio figlio) e l’immagine non corrisponda punto alla realtà del piccolo. Un altro bambino. “L’attenzione è la più rara e pura forma di generosità” scriveva S. Weil… Ebbene, conoscere i bambini è prevenzione. Conoscerli, non banalizzarli  e non darli per scontati: “so che sei così” può significare impedire una evoluzione. Conoscerli ad uno ad uno e continuare a conoscerli strada facendo, guardarli in faccia e sapere se c’è “qualcosa”, averli nella mente e nel cuore, dar loro lo spazio dei nostri pensieri, porsi nella disponibilità di ri-conoscere; amare i bambini nel “modo giusto” è prevenzione. Russell diceva: “L’aguzzino di oggi è spesso il bambino maltrattato di ieri”. Ma se noi il bambino ce lo inventiamo, angelicato o demonizzato poco cambia,  già lo maltrattiamo perchè non gli consentiamo la sua propria, personale, vera realtà, non cogliamo le trasformazioni in atto e non abbiamo alcuna possibilità di intervento formativo. In qualche modo lo usiamo perchè vediamo in lui ciò che noi abbiamo bisogno di vedere, o quello che abbiamo noi nella nostra  mente.

E veniamo quindi alle “bambine prostitute” che non sono da nessuna parte se non nella mente “perversa”  di chi le “immagina”, le “pensa”, le “chiama” così.  Sono bambine, bambine tragicamente abusate al punto di farsi male, di fare uso dei loro corpi come fossero begli oggetti spendibili, senza nemmeno rendersene  conto. E questo non solo se abitano ai Parioli! Ed è assai bizzarro che le adulte vengano definite “escort”: “pareva brutto” definirle in altro modo viste le frequentazioni? Per le bambine, invece, “prostitute” va benissimo. http://youtu.be/G-kJVmEWWV8 (W. A. Mozart –Requiem , Lacrimosa – Karl Böhm – Sinfónica de Viena).  Nel nostro mondo dei cosiddetti “umani” un corpo bello è considerato un “talento”, una merce e la vita una specie di casting “ripetuto” all’infinito, alienazione e riedificazione, un incistamento in una circolarità apatica, (a-pathos, “senza emozione”) dove il sesso è “una reiterazione senza fine degli atti” (Pasolini, mi pare) che non è solo triste e depressiva è la rinuncia all’identità personale. Oggi l’identità passa e si forma attraverso l’immagine, è la “rappresentazione” dell’adolescenza ormai anche da parte degli stessi adolescenti cresciuti a pane e consumismo. Ma sul pane avrei qualche dubbio….http://youtu.be/3-4J5j74VPw  (Ravel, Bolero by the orchestra directed by the Dutch violinist and conductor Andre Rieu).
Il rapporto con un vecchio sporcaccione è equi-valente ad un nuovo cellulare e ciò significa che c’è un “perverso” che non dà alcun valore ad una bambina e una ragazzina dà a se stessa il valore di un telefonino. Francamente, una tragedia. Il consumismo ha consumato anche noi e al consumismo abbiamo dato in pasto noi stessi, la nostra libertà, la nostra coscienza e la cosa più preziosa e “sacra”: i nostri figli.http://youtu.be/2bosouX_d8Y (F.Schubert – Ave Maria)

La bellezza è un valore se è collegata, amata,  integrata, nutrita, “impastata” ad altra bellezza, se è collante e agente propulsivo di nuova bellezza, se, invece, è “separata”, isolata, usata, estraniata, alienata dall’intera persona diventa una cosa, una merce come tale vendibile, acquistabile. La bellezza è un valore, ma non è l’unico: se è l’unico non è un valore è una fobia, non è più neppure bellezza e non ha un valore se ha un prezzo! Del resto di che stiamo parlando? Di corpi-oggetto sezionati e manipolati, di interventi chirurgici su porzioni di corpi… visi, labbra, seni,  sederi per diventare quello che non si è, per odiarsi meglio, per dimenticar-”si” del tutto… Stiamo parlando di una parte di sè che s’avventa con un bisturi (lautamente pagato) su una sezione del medesimo sè perchè non corrisponde ad un ideale di bellezza inventato…da altri.
Non è del chirurgo plastico che c’è bisogno. https://www.youtube.com/watch?v=X9JTldEL1SU   (Petra Magoni & Ferruccio Spinetti, Splendido Splendente)
Scriveva giustamente Cioran “il desiderio di perfezione tradisce sempre una ferita segreta”, ma noi di quella segreta ferita cosa sappiamo? https://www.youtube.com/watch?v=fTc2mEx5EjM   (Paolo Conte, cosa sai di me). L’abbiamo persa nella frenesia dell’oggetto, dell’acquisto, dell’apparire… L’abbiamo persa e in tutte quelle parole svuotate di senso, o tra le parole non dette, tra quelle abusate, quelle non ascoltate, non comprese…e il segreto s’è trasformato in silenzio. L’abbiamo persa ignorando gli occhi sfuggenti  di bambini e adolescenti che non abbiamo capito, che abbiamo travisato o abbiamo deluso. E guardiamo in TV stupidaggini, banalità, sguaiatezza, volgarità o guardiamo con ammirazione mostruosità come donne sessantenni (tutte uguali) che dimostrano venticinque anni che rincorrono il mito impossibile della giovinezza eterna (e la vecchiaia sembra una colpa, infatti non sembra molto tutelata, nè rispettata come del resto l’infanzia e la gioventù) mentre viviamo tranquillamente tra polveri sottili, acque inquinate, pomodori cancerogeni, scorie radioattive… Esiste un obiettivo più fallimentare? C’è qualcosa di più stupido e delirante che si può pensare e “agire”? Quanto era più rispettabile Anna Magnani che diceva al truccatore: “Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”.

“E’ tempo di morire”  http://www.youtube.com/watch?v=Mqhz8B1u4WQ (“Blade Runner, scena finale, R.Scott,1982) : gli anni passano e non ripassano, abbiamo tutti una scadenza che nessun intervento chirurgico può toglierci …ed è tempo di amare la giovinezza negli occhi dei giovani e non di portargliela via, è tempo di accettare che la vita è com’è e comprende la morte: negarla la rende solo più dura. E “invecchiare è l’unico modo per vivere a lungo” (O.Wilde) E’ tempo di “poter” morire ed è tempo “poter” di vivere… Magari proviamo a sanarla e migliorarla questa unica vita e a viverla davvero, forse riusciremo a morire una volta sola anzichè un po’ tutti i giorni. “Morti li morti e i vivi parean vivi” (purg. xii,67),  come dice Dante: “drizza la testa, non è più tempo di gir sì sospeso” (purg.xii,77).

Pasolini sapeva leggere quel che accadeva e percepiva lucidamente la violenza, la corruzione, la caduta verticale dei valori, l’imposizione di miti consumistici, l’omologazione sociale e culturale, il grado di sfacelo di un intero paese e il crimine di un potere “tritacoscienze” che agiva  in nome di una democrazia  formale. Il sesso in Salò è obbligo, violenza cieca e bruttezza ed è metafora del rapporto di potere, della mercificazione dell’uomo, della riduzione del corpo a “cosa” attraverso lo sfruttamento (questo senza stare a scomodare Marx) del forte sul debole, degli sfruttatori sugli sfruttati. Pasolini lo sapeva. Noi no. Noi operiamo una paradossale  “riduzione” della realtà ad un singolo fatto, un evento, un “happy hour” il resto del giorno e della notte può “finire in vacca” (come direbbero i bachicultori) ma noi isoliamo ossessivamente una “porzione” e procediamo con una mastodontica  “rimozione” dell’interezza, delle relazioni, di cause ed effetti, della visione globale, dell’ottica “d’insieme” che contiene ed è retta dalla realtà e infine approdiamo ad una assolutoria “razionalizzazione” miope, limitata, volgare, autoreferenziale, morta e inerme, utile solo a “obnubilare” le coscienze e a mantenere le cose come stanno; una razionalizzazione priva di vita, di intelligenza, di sensibilità, di possibilità di trasformazione e pertanto non generativa.
Una razionalizzazione nuovamente spendibile…E su questa apriamo pure dibattiti dove tutto è relativo, dove tutto è opinabile, dove tutto è ma anche no, e mal che vada gli si cambia nome! “Il conformismo non ama le realtà vere, né gli spiriti creativi, ma solo nomi e consuetudini” (R. W. Emerson).
https://www.youtube.com/watch?v=V4LwePMYw_A (Paolo Conte, Pittori della domenica).  

E di quei Casanova da strapazzo (e penso proprio alla “scena della bambola” nel Casanova di Fellini) di quelle personcine “per bene” che avrebbero dovuto riaccompagnare a casa le ragazzine alla velocità della luce in-vece di usarle per soddisfare le loro malate pulsioni, che dire? Che un uomo normale e sano cerca il rapporto con una persona che “gli corrisponda”, non una minorenne “necessariamente” “sottoposta”? Che un uomo adulto e perbene nei confronti di una bambina prova un sentimento “paterno”? Che non sarà mai “abbastanza ricco da poter riscattare il proprio passato”? (Wilde) Che “usare” una bambina equi-vale ad un femminicidio? Che nulla è più deleterio di una sessualità “a secco”, eccitata e “fredda”, priva di emozione e tenerezza, di sentimento e passione e che per una bambina è un attentato all’identità personale? https://www.youtube.com/watch?v=j1C-GXQ1LdY  (W.A.Mozart, “Requiem in D Minor, K. 626, Dies Irae” di Slovak Philharmonic Orchestra, Zdenek Kosler). Credo abbia ragione B.Watterson: “è duro essere religiosi quando certe persone non vengono mai incenerite da un fulmine”.https://www.youtube.com/watch?v=g1nrmqM0XWY  (Mia Martini, Gli uomini non cambiano).
La bambola del Casanova è un “manichino”, una presenza assente di vita con solo qualche traccia di “stupore” che compare (addirittura in una bambola tanto è “innaturale”) per ciò  che le sta accadendo, e l”utilizzatore finale” è un essere infernale che non nota alcuna “stranezza” nel proprio comportamento, anzi è eccitato dalla propria eccitazione e dall’inconsapevolezza del meccanismo plastificato che può manipolare a suo piacimento, è un essere delirante che propone la propria “voluttà” e “fa accettare il rapporto sessuale” a un manichino del quale “sente/inventa la risposta”, è un essere abbracciato a un sè meccanico e morto, egli stesso, che subito dopo il “rapporto” si specchia…” E’ un essere assente, che allontana la vita “mortificandola” e presente nella morte, abbracciato a un morto.  “Guardatevi da quell’indole odiosa, feroce, che è tutta piena di sè” (Euripide)

“-’E il copione? Il copione dov’è?’
– ‘Dentro di noi, signore. Il dramma è dentro di noi’” (Pirandello) http://www.youtube.com/watch?v=bAqFt5KrwlQ(“Quando è moda è moda”, G.Gaber)

“Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada” ( Rilke)

Una bambina “s’imbestiò tra le ‘mbestiate schegge” (purg. xxvi 85)  “a peccar con esso così venne, falsificando sè in altrui forma” (inf.xxx, 40) e … “forsennata latrò sì come cane, tanto il dolor le fé la mente torta” (inf.xxx, 20) e  noi sapemmo solo stipare  pagine dei quotidiani e talk show pomeridiani pieni di niente. “Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada” ( Rilke) ma noi  non leggiamo i poeti, non sappiamo guardare al passato e non sappiamo immaginare il futuro. Viviamo in un presente dove lo spazio è pieno  di non-luoghi, dove il tempo è un non-tempo, un presente fermo, cieco, sordo e senza speranza. La nostra è una società che polverizza la tradizione e vanifica il futuro, in una dilatazione folle del presente. Nulla a che vedere con il “qui ed ora significante”. https://www.youtube.com/watch?v=HB9RiDXwfQM  (Paolo Conte, Quadrille)

I primi sbagli sono di quelli che li commettono, i secondi di quelli che glielo permettono o come direbbe Camus “L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; né del tutto innocente, poiché la continua.”
Di questo vuoto abbiamo riempito i nostri giovani e “il futuro toglie l’incanto all’ora presente più di quanto il presente non tolga l’incanto al passato”(André Gide). Siamo corresponsabili di ciò che accade e di ogni singola bambina in attesa e in balia delle strade di ogni città del mondo: “se ‘l mondo presente disvia, in voi è la ragione, in voi si cheggia” (Purg. xvi, 82). Se noi fossimo uomini e donne davvero, gli adolescenti, le ragazzine dovrebbero poter vivere gioiosamente i loro corpi, la loro bellezza, la loro gioventù tra le braccia di un amore appassionato, cocente, di un amore che toglie il fiato e le parole, di un amore urlato alla Luna e timido nell’intima vicinanza “cominciò elli allor sì dolcemente, che la dolcezza ancor dentro mi sona” (purg.ii,113), di un amore sempre presente, nel cuore, negli occhi, nella mente “sarai stanco amore, perché è tutto il giorno che cammini nella mia testa” (Shakespeare), di un amore che si sogna unico, infinito, che s’immagina eterno, di un amore che lascia segni invisibili che bruciano per giorni dove una carezza o segreti baci si sono posati. http://www.youtube.com/watch?v=_BMsIOe2ryI  (“Ho visto anche degli zingari felici”, C. Lolli).   Se noi fossimo uomini e donne per bene, e non persone che “di tutto conoscono il prezzo e di niente il valore” (Nietzsche), il danaro non sarebbe “un dio sacro” cui si può sacrificare tutto.
Poco m’importa se quelle ragazzine, “falsificando sè in altrui forma”, arrivano a dire di “aver scelto” liberamente di dare un prezzo anzichè valore al proprio corpo : a quell’età non si sceglie, “si è scelti” in forma passiva, e l’inconsapevolezza dell’abuso subìto è l’ulteriore aggravante perchè non si rendono conto della gravità come “chi guarda pur con l’occhio che non vede” (purg.xv,134). Di “turismo sessuale” abbiamo sentito parlare, o no?… E noi dovremmo solo vergognarci, cercare un tombino dove sprofondare, tacere straziati dall’orrore e fare serissime e profonde riflessioni su noi stessi, su quale mondo abbiamo apparecchiato per i giovani, su quale tipo di società abbiamo con-sentito e correre urgentemente ai ripari. Non con uno spot pubblicitario, un “monito” o solo leggina, ma con il cambiamento radicale dell’esistenza, perchè come diceva Pavese “l’errore non è uno sbaglio, è una vita mal congegnata”. Anche i potenti di De Sade non facevano altro che scrivere regolarmente regolamenti che regolamentavano: “non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi” (L.Longanesi)http://www.youtube.com/watch?v=A1i_nmPN6SI  ( “Si può”, da “Libertà obbligatoria”, G.Gaber)

“Dov’è il dolore, là il suolo è sacro” (O. Wilde)…Già, il dolore ci travolge completamente, il luogo del dolore è inviolabile. E’ che abbiamo perso anche il senso del sacro: ce lo siamo fatto sottrarre dalla chiesa tanto tempo fa e ora noi ne siamo privi, al suo posto ci siamo tenuti “il rito”, il luogo del sè angosciato e della crisi, il luogo del tempo  ciclico, dove si rievoca la “perfezione”, alla ricerca del paradiso perduto dove “l’abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose” (Esopo) e dove ci si culla nella tranquillizzante ripetizione che dà “l’illusione di esserci” e “l’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva” (Gramsci). Nel rito, nella “rappresentazione”, nella “celebrazione” troviamo parole abusate, gesti abusati, età abusate, verità abusate, povertà abusata, bellezza abusata, pensieri già pensati in una vita “come se” vivessimo e dove tutto è violabile, dai corpi alla realtà, dai valori ai diritti, dalle emozioni  alla verità. E’ il luogo interiore dove la presenza è assenza. È il luogo della “ripetizione che consuma la meraviglia” (P.F.Campanile). https://www.youtube.com/watch?v=A487yxUtkq0Massimo Troisi – Dialogo con Dio.
Non c’è bisogno di alcun altare perchè esista “il sacro”, l’emozione inviolabile, anzi! In tutto ciò in cui noi per scelta siamo davvero “presenti” con tutto il nostro essere, con la nostra identità autentica, lì in quella bellezza in quell’esserci completamente, totalmente, interamente, animo e corpo indissolubili, lì sta il valore del sacro dell’intoccabile…lì la presenza è essenza, non c’è la ritualità che inaridisce e mercifica, ma il valore e la libertà che arricchiscono: amori inviolabili, gesti sacri, intimità intere, dignità inviolabili, profondità sacre e parole “sacre” che andrebbero dette con riguardo, che andrebbero dette con emozione, sottovoce, a volte, una sola volta… “Parla piano, se parli d’amore” (W. Shakespeare).

Conoscersi, saper distinguere noi stessi, i nostri bisogni e desideri da quelli del bambino è prevenzione e “conoscersi” è anche un preciso diritto del bambino. Il diritto all’intimità dei pensieri, del corpo, dell’elaborazione fantasmatica personale (che può avere “i segreti”, in quanto privata, ma che non è certo l’imposizione del segreto o  l’imposizione del non detto) garantisce valori al bambino compreso quello della verità così  come  il diritto al rifiuto gli garantisce  il valore e la percorribilità del desiderio. Questo è , ancora una volta, rispetto del bambino; l’adulazione, invece, è proprio un’altra cosa. Adulare significa mettere in moto un proprio bisogno e rovesciarlo addosso al bambino affinché egli lo colmi e lo soddisfi, significa inchiodare il bambino nell’inamovibile ruolo, nell’immutabile non essere, nel perenne senza trasformazione, nel bagliore del vivere nel riflesso sfavillante del desiderio altrui, significa squalificarlo, impedirgli di evolversi, di allontanarsi, di desiderare, di definirsi , di illuminarsi di pensieri e valori propri.  L’adulazione non è il contrario del disprezzo è il complementare del disprezzo e, insieme, sono l’esatto contrario del rispetto. “Perisca l’ingrato che ha coraggio di spregiare i cari di cui forzò con lusinghe la mente: a me non sarà caro mai.” (Euripide, Medea)

Stiamo parlando degli ingredienti di una buona relazione, di qualità del rapporto: questo conta… non solo a scuola, come tutti ben sappiamo. O dovremmo sapere.
Non si può dire ai bambini: “Parlami dei tuoi problemi”, perché, per esempio, c’è il problema della pedofilia, ci deve già essere, “prima” e “senza scopo” lo spazio dove si può parlare di tutto senza nessuna stupida censura o pregiudizio. Solo così parleranno. E giustamente. Perché dovrebbero fare diversamente?
I bambini parlano con le persone di cui si fidano… sono gli adulti che vanno dall’avvocato se subiscono un danno: i bambini vanno dalla mamma, dal babbo, dalla maestra, dall’amica del cuore se subiscono un torto.
E allora è bene far parlare e ascoltare i bambini a scuola, capire cosa pensano e “come” pensano, quali modalità ha il “loro sentire” e aiutarli ad esprimere e a “riconoscere” i sentimenti che provano. Le parole hanno un enorme potere; possono far male o essere pietre, ma sanno consolare, calmare, spiegare, contenere, nutrire, amare… possono essere usate per difendersi e per esprimersi e quando le parole non possono è il corpo che parla di segreti, le malattie parlano di segreti, i disegni, i giochi parlano di segreti. Con il racconto, il disegno, il gioco, il movimento i bambini rappresentano la metafora di un vissuto; è importante che qualcuno la colga, la legga e riconsegni al bambino la leggibilità : essa spesso risulta capace di avviare, promuovere, produrre una trasformazione. “Quando tutto è assoluto, e in quanto tale fuori dal tempo e dallo spazio, non permette un’evoluzione.” (Cancrini)
Per questo abbiamo bisogno di sospendere il giudizio e porci nell’ottica della comprensione perché quel che accade “significa” e per leggerlo abbiamo bisogno delle parole e parole collegate, parole che parlino emozioni non parole vuote, parole che comprendano le emozioni non parole che si parlano addosso, parole che spieghino i gesti, i modi, i percorsi interni, parole che diano voce ai silenzi e alle parole non dette. La funzione del raccontoShahrazad (Le mille e una notte) raccontando storie in metafora si salva la vita e “consola-guarisce” il sultano melanconico e depresso.
Dare parole alle emozioni è costruire quel ponte indispensabile tra sentire ed agire, tra corpo e mente. Il ponte del linguaggio, ma sottolineo significativo cioè collegato a ciò che si sente dentro, oltre a fornire elementi di reale comprensione, delinea l’area di passaggio, scambio e sosta dove “la parola diventa carne” come direbbe Rilke, dove i pensieri riconoscono il loro fondamento e divengono fondanti per una nuova crescita; luogo dove si crea e si agevola lo spazio interno per “riflettere su qualcosa” senza dover necessariamente agire d’impulso, passare all’atto, dimenticare tutto.
I bambini vengono a scuola con tutto il loro essere e portano a scuola loro stessi, quel che sentono, quel che sanno, quel che soffrono, disagi e difficoltà… e non si tratta di problemi scolastici, quasi mai sono specificatamente scolastici, ma ben presto lo diventano e in qualche modo, bene o male, comunque, dalla scuola vengono gestiti… spesso anche in assenza colpevole di altri.
Scriveva Cesare Pavese “Ciò che rende villani e violenti è la sete di tenerezza” e Shakespeare fa dire a Polonio , a proposito di Amleto :”Credo che l’origine e principio del suo male sia l’amore trascurato”.
Teniamolo presente : molto spesso dietro alla violenza di un bambino c’è un dolore. Come il dolore si tramuti in rabbia e distruttività è la grande intuizione di Melanie Klein : è fondamentale per i bambini, a riguardo di ciò, essere capiti proprio fino in fondo. “Nessuno comprende il lavoro sotterraneo che prepara la collera” (E. Canetti)

“Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare”.
Non ha bisogno di presentazioni Beatrice: l’amore di Dante Alighieri.
O meglio… “un aspetto” dell’amore di Dante, perché… l’altro aspetto è questo:
“… e fare’l volentier, sì come quelli
che nei biondi capelli
ch’Amor per consumarmi increspa e dora
metterei mano, e piacere’ le allora.
S’io avessi le belle trecce prese,
che fatte son per me scudiscio e ferza,
pigliandole anzi terza,
con esse passerei vespero e squille:
e non sarei pietoso né cortese,
anzi farei com’orso quando scherza;
e se Amor me ne sferza,
io mi vendicherei di più di mille.
Ancor ne li occhi, ond’escon le faville
che m’infiammano il cor, ch’io porto anciso,
guarderei presso e fiso,
per vendicar lo fuggir che mi face;
e poi le renderei con amor pace.”  XLVI “Così del mio parlar voglio esse aspro” (Rime Petrose)

Perché? Perché la sessualità è un fatto complesso. L’amore è un fatto complesso come lo sono il dolore, la rabbia, il lutto… Le emozioni sono un fatto complesso… Più l’amore è ruvido, acerbo, grezzo, rabbioso, “petroso”… più, per difendersi da questo, diventa angelicato, idealizzato, “confezionato”…
L’ambivalenza fa parte delle emozioni. Goethe scrive “dove c’è molta luce l’ombra è più nera”: l’importante è che luce e ombra “si parlino”, “si ri-conoscano” e non siano tra di loro estranee. L’arte lo sa. Noi, no.
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” cantava  F. De Andrè.

Non parlerò di educazione sessuale, ma di amore in tutti i suoi aspetti e quindi anche di sessualità, che è amore fatto con il corpo, altrimenti cadremmo nello stesso errore, anche quello dei programmi ministeriali, e tratteremmo l’argomento come se fosse una materia, un fatto meccanico, un argomento isolato, ancora una volta “separato”. Ed è davvero strano che con le vagonate di letteratura d’amore che possediamo si sia scelta l’ora di educazione sessuale da collocarsi casualmente (come fa la televisione) tra l’ora di ginnastica e quella di matematica. http://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ (“Non insegnate ai bambini”, Gaber)
L’amore abbraccia tutti i campi, tutte le materie, ogni ora del giorno e della notte. Insegniamo ad amare e parliamo di educazione ai sentimenti e all’emozione:  emozione che ci fa tanta paura da averci fatto separare la sessualità dall’amore.
L’amore è più una magia che una tecnica, è prezioso, va riconosciuto, rispettato, nutrito, protetto. E’ un vero scambio, apre dentro le stanze più segrete, accoglie, produce cambiamenti straordinari, ha valore e trasmette valore, condivide, sana, perdona, risponde, rinnova, corrisponde, libera, arricchisce, fa bene, crea amore, si fa vita, si fa carne. E avere amore dentro, trasmetterlo, ricrearlo, farlo sentire, sceglierlo ogni giorno è fare davvero amore, è produrre amore ed è consentire ai bambini di amare e di riconoscere l’amore. Amore è in primo luogo “riconoscimento dell’altro” e non è “impossessamento dell’altro” come è “rispetto dell’altro” e non è “uso dell’altro”.
La  relazione pedofila, secondo Lanotte , si instaura e va ad inserirsi in un “vuoto” dentro al bambino : essa suggerisce, falsamente e, come “magicamente”, l’opportunità di riempire quel vuoto che per il bambino è intollerabile ; è il vuoto che si crea in lui quando non è ascoltato, quando non sono accolti i suoi bisogni emozionali quando sono espulse le  sue legittime , infantili curiosità sessuali.
Quel vuoto risuona di segreti e colpe e la relazione pedofila si stabilisce proprio  su questi due elementi portanti: il segreto e la colpa. Essi sono facilmente introiettati dal bambino che ha dentro quel vuoto in quanto modalità che lui conosce, che ha precedentemente vissuto e che sono “tacitamente” condivise dai suoi “primi” modelli di riferimento. E’ in quel vuoto, tra quelle fragilità, in quella “neverland” che si inserisce la figura del seduttore.
“La ferocia del lupo ” in Cappuccetto Rosso, scrive Bruno Bettelheim, “corrisponde alla debolezza delle figure adulte che sembrano abdicare al loro ruolo”, in qualche modo consentono…
Quel vuoto noi dobbiamo cercare , il più possibile, di riempirlo con una relazione sana  fatta di reale comprensione  ed autentico affetto…Colmare quel vuoto significa svuotare la colpa e svelare il segreto…e non significa solo proteggere i bambini da eventuali pedofili, ma proteggerli in generale, rafforzarli, liberarli dalla soggezione, rassicurarli, insomma farli crescere meno esposti a rischi.
Non riusciremo a fare tutto, non riusciremo a farlo per tutti, anche questo dobbiamo sapere, ma sarà un pezzo di strada fatta…E poi è possibile che il nostro amore, che le nostre parole siano un po’ come i doni nelle fiabe che si rivelano magici quando servono…Può darsi che , anche le nostre parole , durante la vita dei nostri alunni, tornino loro alla mente in un particolare momento, in una situazione critica, e servano loro. Il vero prodigio è avere una soluzione quando serve : il dono è “magico” perché “serve”.
Cappuccetto Rosso è una fiaba ed è fin troppo esplicita …“le bambine non devono dare ascolto ai lupi, specie  a quelli tranquilli, compiacenti e dolci, che possono seguirle anche dentro le case”…però può essere ancora un altro modo per parlare di pedofilia. Vi rimanderei all’ articolo “I lupi travestiti da amici”  http://blue-moon.comunita.unita.it del 27.8.13, immagine Nicca Costa, dove potrete trovare i temi dei miei bimbi che sono una meraviglia… e i temi e i bambini).

Parlare di sessualità (1) ai bambini è soddisfare la loro curiosità altrimenti muore o diventa colpevole, o si distorce nelle immagini televisive, nelle immagini pornografiche. E’ bene parlare ai bambini di sessualità quel tanto sufficiente, senza andare oltre, senza dire di più perché i bambini, fin da piccolissimi domandano ma fin dove vogliono sapere… domandano cioè solo quello che possono “contenere”. E non c’è l’esperto di sessuologia per un bambino, una persona amata ed equilibrata è la più adatta a parlare dell’amore intero: non è l’esperto, è il più vicino.
Noi adulti siamo davanti ad una scelta di onestà: o fare “educazione sessuale” parlando di emozioni e d’amore, raccontando per esempio la storia del bambino che è nato dalle carezze, dai baci, dalla gioia e dalla sessualità dei suoi genitori o fare educazione sessuale non parlandone, trasmettendo la “separazione”, l’imbarazzo, l’inibizione, la vergogna, la censura perché comunque comunichiamo e scegliamo che altri ne parlino e il modo facciamo finta che non ci riguardi.
Mantenere il segreto sulla sessualità concettualmente significa: “si fa, ma non si dice”, ma così facendo inciamperemmo in un orrido insegnamento che è “si può fare, ma non si deve dire”. Anche il pedofilo chiede lo stesso tipo di segreto: “e non dirlo a nessuno”.
Non è il segreto che noi dobbiamo trattenere e custodire gelosamente, è l’immaginario, è lo spazio interno del fantasticare, la naturale curiosità sulla camera da letto dei genitori (la cui porta deve stare chiusa!) che vanno salvati e non vanno bloccati con censure, traumi o anticipazioni. Anche questa è pura prevenzione.
La paura non è tra gli strumenti di difesa e neppure di prevenzione. La paura fa paura e rende fragili e indifesi specie davanti ad un mostro come viene dipinto il “pedofilo ” oggi …Eppure è un fenomeno antico come il mondo che solo oggi si ha i coraggio di affrontare.I miti ne sono pieni, la letteratura e anche le fiabe lo sono.
Pinocchio di Collodi: il paese dei balocchi è un luogo dove non si studia, dove non ci sono scuole, dove non si fa fatica, dove tutto è gioco e divertimento, dove le vacanze durano tutto l’anno, dove ci sono solo feste, dove non ci sono regole, dove tutto è possibile, dove non esistono i no, dove non ci sono conflitti. Luogo questo dove la negoziazione con la realtà non esiste, dove non è necessario compiere alcuno sforzo evolutivo, dove ogni desiderio è soddisfatto in modo onnipotente, dove l’illusione e l’esaltazione narcisistiche sono potenziate, luogo, questo, che  non mostra subito il suo vero volto… Come non lo mostra il pedofilo.
Se non lo mostra lo nasconde : lo fa attraverso la menzogna, la malafede, il non detto, l’impossessamento di “tutto l’altro”; lo fa attraverso la verità parziale, la verità “cornice” di cui non si vede il quadro, cornice dorata che “ può essere messa attorno ad ogni quadro”, ad ogni contenuto : essa consiste nell’ attrazione e nella manipolazione dei contenuti, della realtà, “dell’altro” ridotto a cosa, ad esclusivo proprio vantaggio. Il pedofilo ha bisogno  per sé di una “cornice dorata”,  un’immagine di sé dorata, idealizzata,  giusta, morale, buona, raffinata e al di sopra degli altri, quasi eroica. Con essa fa scivolare il malcapitato in uno stato di restaurata attenzione e protezione empatica , uno stato di dipendenza che impoverisce (nel rapporto sano è il contrario : l’obiettivo è una graduale, ma conquistata e aumentata autonomia e libertà che arricchiscono) in un infinito gioco di specchi e di riflessi in cui l’identità si perde, in un bozzolo fitto fitto di illusioni che ribadiscono ostinatamente loro stesse che ostacolano se non impediscono la verità e con essa il pensiero.
Ma vi sono anche segnali di “stranezze”…Le stranezze vanno indagate, mettono in imbarazzo, spesso corrispondono all’imbarazzo  e l’imbarazzo va identificato, “parlato”, condiviso così gli si impedisce di diventare vergogna o di non farsi più sentire. Riprenderemo questo concetto più avanti. Torniamo a Pinocchio e alle sue stranezze: il carro ha ruote fasciate di stracci…non deve far rumore…nessuno deve sentire…nessuno deve accorgersi…nessuno deve “rendersi conto” (domandarsi, pensarci, ritrovare la mente e ritrovarsi). Gli asini che lo trainano calzano stivaletti…(questo misto di uomo e bestia è davvero inquietante ),la bestialità che vuol lasciare orma umana al suo passaggio o l’identità umana che segnala la sua antica esistenza prima di essersi trasformata in bestia…
L’asino che si ribella vien preso a morsi dal conducente del carro… E’ interessante qui vedere che quando “l’altro” si ribella, dice no, non sta più al gioco, afferma la sua identità, porta un pezzo di realtà, viene assalito, annientato, castrato, distrutto con la violenza bestiale che si nasconde dietro all’apparire tutto “zucchero e miele”.
Il conduttore del carro non può essere meglio descritto. “Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come  una palla di burro con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una vocina sottile e carezzevole (…) Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara per montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna.”
Un omino che non è né maschio né femmina, non è uomo né bambino e che contemporaneamente è tutto : maschio femmina, grande piccolo, ma, soprattutto, è unto, contamina e sporca, lascia macchie indelebili su ciò che tocca, è una palla di burro, privo di ossatura, di scheletro, di identità, malleabile, adattabile, può assumere qualsiasi forma, diventare qualsiasi cosa, trasformarsi in chiunque. “E tu, amor mio? …disse l’omino volgendosi tutto complimentoso a Pinocchio…” “Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu in quel fortunato paese?”
“Ragazzetti tra gli otto e i dodici anni, ammonticchiati gli uni sugli altri. Stavano male , non potevano quasi respirare ma la consolazione di sapere che tra poco sarebbero stati nel Paese dei balocchi li rendeva così contenti e rassegnati, che non sentivano né i disagi né gli strapazzi, né la fame, né la sete, né il sonno.”
Schinaia  e Pezzoni sottolineano  che il viaggio assomiglia ad una vera e propria deportazione e rilevano che anche l’età dei bambini è specificata in modo significativo.(2)
Soffermiamoci  un po’ sul malessere dei bambini: essi non sentono più il corpo né i bisogni che ha, che son ridotti alla stretta materialità : aria, acqua, cibo, sonno… Non sentono la fatica, il disagio, il loro corpo è compresso: sono ammonticchiati, confusi gli uni con gli altri, non sentono più loro stessi…stanno male, ma non se ne rendono conto, come non sentono la nostalgia nei confronti degli affetti e delle persone care… Sono “assenti dentro” e “assenti al loro corpo” e  tutti proiettati “fuori” e “altrove”, verso il grande “privilegio” , la grande fortuna toccati loro…verso l’incantevole illusione di colmare quel vuoto, tornare ad uno stato fusionale dove non c’è separazione né trasformazione, dove è possibile aggirare la realtà, raggiungere un paradiso senza fatica.
Naturalmente il paese dei balocchi rivela fin troppo presto l’altro volto: “l’altro” volto perché è importante cogliere la relazione tra i due volti : idealizzazione e degradazione sono strettamente collegate. Dopo l’esaltazione… umiliazione, stento, sottomissione (l’assenza di regole si rivela, poi, un essere in balia del potere assoluto), degradazione : Pinocchio diventa un asino.
“Non esiste una dipendenza reale nel senso d’amore e interesse vero per l’oggetto ideale. A livello profondo la persona idealizzata viene trattata in modo possessivo, spietato, come una estensione del paziente stesso”(O.F.Kernberg)
Vera prevenzione è badare al vuoto dei bambini, aver cura del loro mondo interno come e più del loro guardaroba. E vera prevenzione sarebbe ridurre notevolmente il numero degli alunni e degli studenti per classe…Non c’è competenza che possa, in questo senso, far fronte, da sola, a venticinque-trenta persone contemporaneamente:  sarebbe una magia! Ed è invece bene che nessuna di noi creda di essere onnipotente (un altro modo di trattare gli altri come cose): “Le istanze onnipotenti si presentano costantemente, in stretta correlazione con l’esperienza opposta (ma complementare) dell’impotenza più assoluta”(R.Rossi)
“I bambini fanno i capricci”…I capricci non esistono: sono pianti disperati o rabbiosi, ostinazioni o chiusure che mostrano la mancanza di qualcosa, il bisogno di compensazione, o la fatica che loro fanno ad entrare in rapporto armonico con la realtà… segnalano un problema.
I bambini giocano anche con “niente” se c’è qualcuno che gioca con loro (il problema è proprio questo); di tanti giocattoli, specie di quelli che li vedono meri esecutori dove loro non entrano in relazione, non si sperimentano, non si appassionano, non creano, non fantasticano (non diventano abili, esperti, intelligenti)…non sanno che farsene. Sono tutti raggiri economici del mercato: si crea il bisogno di “quel” gioco, poi tutti richiederanno quel gioco. Si crea l’ideale di bellezza e il bisogno della crema antirughe (o addirittura dell’intervento chirurgico), poi tutte le compriamo con l’illusione…ma  nessuno può fermare il tempo. Certo che se la televisione diventa una specie di baby-sitter, allora anche i cartoni animati giapponesi, e tralascio il resto, assumeranno una valenza affettiva e una dimensione “educativa”: essi assumono un’importanza esagerata perché colmano una mancanza e perché qualcuno concede che l’abbiano. http://www.youtube.com/watch?v=LtfIorjj7k8 (“La libertà” G.Gaber)
I bambini possono dimenticare quello che dici, quello che spieghi (e lo fanno!), possono dimenticare anche quello che fai e perdonarti generosamente qualche errore, ma non dimenticheranno mai ciò che trasmetti loro,  come li tratti, come li fai sentire… quello che sei. https://www.youtube.com/watch?v=Wb7upMOySnA ( Paolo Conte,  Anni )

(lo dico sottovoce: “scusate… continua”)

“L’amore vero è una finestra illuminata in una notte buia. L’amore vero è una quiete accesa.” G. Ungaretti

tiziana Campodoni

Pubblicato su http://blue-moon.comunita.unita.it 17 novembre 2013

 

Pubblicato su “Mimì Fiore di Cactus, chi mi stuzzica, si pizzica” – Progetto per contrastare il maltrattamento e l’abuso sui minori. –  Edizioni Junior

Terre des hommes  se mobilise aux Philippines: les enfants séparés ou non-accompagnés doivent être protégés et recevoir une attention particulière. #haiyan Lire plus sur notre intervention d’urgence: http://goo.gl/m79ypL   Terre des hommes. È allarme per il “turismo sessuale” minorile tramite webcam: abbiamo bisogno anche della vostra firma per portare un messaggio forte alle polizie di tutto il mondo!http://avaaz.org/en/wcst/
(1) T. Campodoni L. Russo, “Pugno un attimo!” Percorso a schede di educazione sessuale e rinforzo dell’identità personale. Gioco antimolestia. Ed. Sagep
(2) Per le tematiche si rimanda al bel libro di C. Schinaia, “Pedofilia pedolifie”, Bollati Boringhieri, dal cap. Fiabe e fantasie pedofile,p.82-109, sono tratte le citazioni.

 

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